
Il 2007 allo stadio comincia con un’indagine dell’Antitrust. L’organo di vigilanza sulla Concorrenza ha infatti comunicato al mercato i risultati di un’indagine sul mondo del calcio italiano. Le numerose conclusioni dell’Authority sono illuminanti anche perché essendo il mondo del calcio sempre più collegato ai problemi economici delle squadre e poiché i club hanno sempre più spesso velleità di quotazione appare molto utile un’analisi imparziale di un mondo in cui il denaro conta sempre di più.
Al momento le squadre sportive sembra che facciano bene a tenersi lontane dal mercato, soprattutto perché la loro scarsa capitalizzazione e i bilanci che spesso chiudono in rosso non garantiscono quella stabilità che il mercato pretende, anche se è vero che questo terrebbe lontani speculatori e scalatori. Farebbe comodo l’acquisto degli stadi (anche se soldi non ce ne sono e spesso i comuni che li posseggono non li vogliono vendere) e una maggiore attenzione alla gestione.
Secondo quanto evidenziato dai risultati dell’indagine chiusa dall’Autorità (il relatore è Giorgio Guazzaloca ex sindaco di Bologna oggi componente del collegio che affianca il presidente Antonio Catricalà). Il fatturato cresce, ma crescono anche i costi, legati principalmente agli stipendi dei giocatori; qualche segnale di cambiamento arriva, ma ancora c’è uno squilibrio. Troppa pubblicità e poca trasparenza, alla Figc le leghe contano troppo e vista l’importanza delle decisioni anche economiche prese in quella sede sarebbe meglio trovare delle regole che favoriscono una maggiore imparzialità.
Il mercato dei contratti con i calciatori andrebbe poi standardizzato e stabilizzato. Gli agenti necessitano di un maggiore controllo e anche la Covisoc, la Commissione di vigilanza sulle società calcistiche, ossia l’ente che deve controllare i bilanci delle società, dovrebbe avere un ruolo maggiore.
Una differenziazione delle entrate delle squadre nei loro bilanci e una maggiore attenzione al merchandising che ha ancora grosse opportunità di crescita potrebbero aiutare la trasparenza e fornire nuovi introiti.Anche la gestione delle già basse percentuali di profitto che le squadre dedicano agli organismi comuni potrebbe essere finalizzata meglio. Gli introiti dei diritti tv hanno un peso preponderante nel mercato del calcio e il loro affidamento ad un’autorità indipendente (come dovrebbe essere e ancora non è la Figc) potrebbe essere una soluzione per fare in modo che questi introiti siano regolati centralmente riducendo quel divario fra grandi e piccoli che differenzia il calcio italiano da quello del resto dell’Europa. Occorrono molte regole nuove, insomma, come una maggiore stabilità contrattuale (a stipendi più bassi possibilmente dei giocatori). All’analisi dell’Antitrust sembra mancare solo un punto: oltre che regole in più serve anche una maggiore buona fede, che dalle parti della Figc non si vede da un po’.
Roma, un nuova società per il brand
16 gen 2007 - 11:57 - #1[…] Forse la Roma ha seguito i consigli dell’Antitrust. Di certo oggi la sua giornata sui mercati si è aperta con un comunicato della società che riguarda la creazione della Soccer Sas, il ramo del gruppo che si occuperà intensivamente della gestione del marchio della Roma ossia di quelle politiche di merchandising che la stessa Autorità per la Concorrenza ha raccomandato al mondo del calcio italiano. Alla Soccer Sas è stato conferito il valore di 125 milioni di euro: tutt’altro che bruscolini per una società di queste dimensioni. Novità di oggi è anche un nuovo accordo con l’allenatore Luciano Spalletti. […]