
Se non fosse per l’offerta degli americani “il valore del Lse sarebbe molto più basso e un nostro ritiro potrebbe portare a una sostanziale caduta del titolo”. È così che il Nasdaq spera di convincere gli azionisti della società della borsa londinese a cedere all’offerta di acquisto. Ma forse non ha fatto bene i conti con l’orgoglio britannico.
Il nervosismo a New York cresce tanto che la piattaforma dei titoli tecnologici della Grande Mela ha accusato il Lse di “mungere in modo insostenibile la posizione dominante in cui si trova”. Il ceo del Lse Clara Furse ha però definito quelle del Nasdaq delle osservazioni “fuorvianti” e ha ribadito che quella newyorkese è un’offerta “inadeguata” girando la questione in un’altra maniera: è il Nasdaq “che sottovaluta in maniera significativa le nostre attività e la posizione strategica unica del Lse”.
A ulteriore conferma della salute della piazza londinese la società ha reso nota anche la media del valore scambiato quotidianamente a dicembre: è cresciuta del 36% rispetto allo stesso mese del 2005.
Dall’altra parte dell’oceano hanno risposto seccamente che sull’opa saranno gli azionisti e non il cda a decidere. L’offerta scade comunque l’11 gennaio e se gli americani non si decideranno a rilanciare sembra verosimile che l’operazione vada a monte. Ma il Nasdaq non appare intenzionato ad alzare la posta e ha definito il prezzo proposto “adeguato” e “trasparente”.
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