Edison, Zaleski cavaliere bianco dell'italianità

pubblicato: martedì 09 gennaio 2007 da riva

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Oggi Carlo Tassara dovrebbe esercitare all’assemblea di Edison i suoi warrant sui titoli della storica casa dell’energia mettendo in portafoglio 519 milioni di titoli che corrispondono a circa l’11% del capitale del gruppo. Insomma Zaleski, almeno che inaspettatamente non decida di rivendere incassando la plusvalenza da oltre mezzo miliardo, diventerà il terzo azionista dopo Transalpina ed Edf. Secondo quanto previsto dall’aumento di capitale del 2003 al quale risale l’emissione dei warrant su Edison - la maggior parte del portafoglio warrant Zaleski deriva da quell’operazione, mentre il resto è stato acquisito sul mercato - Transalpina dovrebbe, entro la scadenza dei suddetti warrant al dicembre 2007 ridurre la sua quota al 61%. Edf dovrebbe invece passare entro la fine di quest’anno al 20% di Edison. Insomma il peso dei francesi (che di Transalpina hanno la metà del capitale) è destinato a crescere. In soccorso dell’italianità del gruppo interviene il finanziere franco-polacco che, tanto amico di Intesa e di Giovanni Bazoli, diventa ogni giorno di più una casella importante della finanza del Belpaese.

Le novità nel settore delle utilities non finiscono qui però e l’ultima riguarda Enìa. La multiutility tanto corteggiata da Hera da far scendere in campo il sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha appena deciso di correre da sola. Il sindaco di Piacenza Roberto Reggi ha dichiarato recentemente che Enìa proseguirà il cammino verso la quotazione.

Come si vede i comuni sono i maggiori azionisti delle società in gioco e questo dà chiaramente l’idea del peso della politica nella partita delle multiutility italiane; anche se non si tratta ovviamente di un fenomeno tutto nostrano, anzi. In ogni caso la novità è tale fino a un certo punto. Enìa aveva già espresso qualche mese fa la chiara consapevolezza del fatto che uno sbarco in borsa, con probabile aumento del peso della compagnia avrebbe sicuramente portato gli attuali azionisti ad avere più voce in capitolo in caso di eventuali fusioni. Nel frattempo alcune cose sono cambiate, altre no: Iride, con cui Enìa ha anche parlato è nata dalla fusione fra Torino e Genova, Aem-Asm hanno fatto diversi balletti, ma non hanno ancora messo a segno la fusione. A livello industriale il prezzo del petrolio è sceso e quello del gas, se Gazprom entrerà in forze nel nostro mercato con contratti per grossi quantitativi, potrebbe seguirlo. Il dubbio che rimane è questo: il 2007 sarà un buon anno per entrare in borsa?

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