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Alitalia, intervista a Oliviero Baccelli

Pubblicato: 09 gen 2007 da Ferry Boat

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Il caso Alitalia fa sempre più discutere e in borsa un giorno sì e l’altro pure spuntano ipotesi su nuove cordate e possibili offerte sulla compagnia. Entro la fine del mese dovranno essere presentate le offerte su quel 30,1% messo in vendita da Tesoro che farà scattare un’offerta obbligatoria su tutto il capitale della compagnia. Può senz’altro essere utile in vista di quella data sentire il parere di un esperto. Oliviero Baccelli, vicedirettore del CERTeT Bocconi (Centro di Economia regionale, dei trasporti e del turismo) e docente al MEMIT (Master universitario in Economia e management dei trasporti, logistica e infrastrutture) nella stessa università, è un esperto del settore del trasporto aereo.

Il prossimo 29 gennaio sarà la data ultima per la presentazione di un’offerta sulla compagnia. Secondo lei l’asta andrà deserta o qualche offerta ci sarà?

Secondo me all’asta si presenteranno tre o quattro cordate interessate all’affare di cui almeno due rappresenteranno dei soci finanziari puri.

Questo sarà un problema?

Ciò che è più importante per il futuro della compagnia è un piano industriale certo e un management che gode del solido appoggio degli azionisti. Il clima di incertezza degli ultimi mesi ha danneggiato più di ogni cosa Alitalia e ha rinviato le scelte necessarie per il futuro della compagnia.

Quali sono queste scelte?

Innanzitutto bisognerebbe ridurre il costo dei servizi specifici che pesano troppo, dandoli in outsourcing: manutenzione e servizi aeroportuali pesano troppo. Az Servizi va separata il più possibile e rilanciata. Anche sul fronte dei ricavi c’è molto da fare, puntando sulle rotte proficue del Mediterraneo e dell’Europa centro-orientale. La concorrenza in Europa occidentale è probabilmente troppo forte per essere recuperata nel breve in maniera reddittizia.

La separazione di Az Servizi era già nel piano di Cimoli ed è fortemente ostacolata dai sindacati: riuscirà un nuovo azionista a portare a termine un’operazione tanto complessa?

In fondo Cimoli era appoggiato dal Governo e ha resistito alle diverse critiche che gli sono state mosse. Se c’era chi come Padoa Schioppa lo appoggiava c’era anche chi come Bianchi o Rutelli, ma anche nel board della compagnia, gli remava contro. Con tredici sigle sindacali contro e un cda poco compatto non si possono compiere scelte tanto difficili; ma una riduzione dei costi è senz’altro necessaria.

E il problema del dual hub a metà fra Malpensa e Linate quanto pesa?

Secondo me quella di mantenere due hub è una scelta ormai fatta da tempo e ha anche portato a una ristrutturazione profonda delle rotte della compagnia. Direi che si può proseguire su questa strada anche perché ci sono guadagni sia a Roma che a Milano. Occorre però specializzare i due hub, cosa tutt’altro che semplice a farsi.

Torniamo ai “pretendenti”. Si è parlato di Air One, ma anche Alpi Eagles e dell’ipotesi Meridiana, per non parlare di De Benedetti ed Air France e in queste ore anche di Rotschild. Cosa pensa di queste voci?

La AirOne di Carlo Toto secondo me avrebbe molti problemi in caso di fusione, principalmente per via della forte sovrapposizione di rotte in diversi aeroporti. A mio parere però parteciperà perché è nella sua politica industriale presentare un’offerta e magari poi cavillare sulle norme della gara tirandola per le lunghe. Ha fatto così con Volare e anche con le rotte per la Sardegna. La cosa potrebbe anche non essere negativa, ma di certo Air One avrà bisogno di un socio forte se vuole andare fino in fondo

E per quanto riguarda gli altri nomi? Cosa pensa dell’ipotesi Meridiana?

Se parliamo di Meridiana il discorso è diverso. In questo caso ci sono molte sinergie industriali dovute alle scarse sovrapposizioni. Bisogna però vedere se per il Tesoro, che sembra volere tutelare l’italianità della compagnia, si tratta di un’offerta gradita. Anche in questo caso serve comunque un appoggio finanziario esterno. Alpi Eagles la vedo invece poco verosimile, mentre Air France secondo me rimane alla finestra. Non avrebbe molto da guadagnarci nel breve e gli accordi già presi con la nostra compagnia le stanno bene.

La battaglia con le low cost è già perduta? Qualcun suggerisce che le prospettive del settore e le potenzialità del mercato italiano potrebbero dare una spinta al rilancio. Lei come la vede?

Le low cost alla fine nei mercati globali per ora hanno occupato solo degli spazi di nicchia. Il fatturato di Ryan Air, la più grande low cost europea, equivale a meno della metà di quello di Alitalia. Di certo le prospettive dell’Associazione internazionale delle compagnie aeree (Iata) e le previsioni sullo stesso mercato italiano incoraggiano, resta da vedere il piano che il nuovo azionista presenterà al Tesoro e al mercato.

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2 commenti

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • […] Una posizione che molte delle tredici sigle della protesta interne alla compagnia hanno giudicato inaccettabile, sebbene non siano mancati i dissensi interni. Il prossimo 19 gennaio comincerà quindi lo sciopero a oltranza della compagnia e molti temono adesso che una protesta tanto forte proprio nei giorni a ridosso della scadenza del bando, possa nuocere alle trattative e avvantaggiare chi voglia giocare al ribasso nelle offerte. L’immagine che ne viene fuori è quella di un’Alitalia impazzita e ingovernabile che sarà difficile da vendere e da salvare. Non sono pochi infatti quelli che vedono nel rapporto con i sindacati lo scoglio principale contro cui dovrà misurarsi qualunque nuovo azionista o manager. […]

  • Alitalia, Zonin ci sta

    16 gen 2007 - 12:23 - #2
    0 punti
    Up Down

    […] Difficile criticare chi rischia il posto di lavoro e non ha ottenuto garanzie precise dal Governo, tuttavia di scioperi Alitalia ne già fatti tanti (anche di licenziamenti a dire il vero) e finora hanno contribuito quasi solamente ad aggravare la situazione. Intanto grandi istituti finanziari anche esteri si muovono e, comunque vada, non c’è che da incrociare le dita e sperare che il nuovo management che seguirà alla vendita della compagnia abbia il coraggio e le idee utili al rilancio della compagnia. Sicuramente la spesa minima di due miliardi di euro e la probabile successiva ricapitalizzazione della società (a meno che il nuovo padrone non porti una dote consistente in termini di flotta aerea) saranno un buon pungolo. Di ricette però a questo punto se ne sono sentite tante e anche gli esperti del settore concordano nel ritenere che la debolezza di un management in scadenza rimane uno dei problemi più gravi della compagnia. postato da riva il martedì 16 gennaio 2007 in: […]

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