
Il board della Bce come previsto ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale: rimarranno invariati rispettivamente al 4,50% e al 2,50%. Anche il tasso minimo di offerta applicato alle operazioni di rifinanziamento principali (quello cui usualmente ci si riferisce quando si parla di tasso d’interesse) è rimasto invariato al 3,50%
Le borse europee hanno reagito positivamente alla notizia, anche se si tratta di una decisione prevista e dunque non ha suscitato grande entusiasmo. Il governatore Jean Claude Trichet ha voluto comunque specificare che i passati rialzi hanno avuto un impatto limitato sulla quantità di moneta in circolazione, in particolare su M3. “la crescita annuale dell’M3 è stata del 9,3% a novembre, il tasso più alto dall’introduzione dell’euro”.
Trichet punta il dito sugli squilibri fiscali di alcuni stati e sottolinea che il patto di stabilità forse non è sufficiente a prevenire conflitti e rischi di divergenza monetaria. “La situazione attuale è molto vicina a quella di dicembre e questo fatto è sottolineato anche dalla similarità del comunicato di oggi con quello del mese precedente”.
“La Bce - ha spiegato il governatore - non ha alcun pregiudizio sulle mosse nel medio termine. Non sappiamo a priori cosa faremo tra 1, 2 o 3 mesi. Dipende dai dati e dagli sviluppi”. In ogni caso l’ente monetario “farà tutto il necessario per assicurare la stabilità dei prezzi”, anche se si rendesse necessario “sorprendere i mercati”.
D’altra parte i consumi dovrebbero subire un rafforzamento e la crescita dovrebbe raggiungere il potenziale, grazie all’attuale politica “accomodante” per i tassi. È “cruciale - ha aggiunto Trichet - che le parti sociali continuino a condividere le responsabilità. Gli accordi salariali, in questo contesto, devono tenere in considerazione la produttività”.
Chi invece ha colto di sorpresa i mercati è stata la banca centrale britannica, che ha alzato i tassi dal 5,25% dal precedente 5%. L’inflazione d’Oltremanica continua a correre con un tasso superiore al 2,7% - il livello più alto degli ultimi 10 anni - a causa di una espansione di credito e massa monetaria più alta di quella del consumo. Il rialzo segue quello di novembre, sempre di un quarto di punto, che tentava di “riportare l’inflazione all’obiettivo nel medio periodo”.
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