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Fusioni bancarie, l'eredità del 2006

Pubblicato: 15 gen 2007 da Ferry Boat

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Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo

Quale sarà il futuro del sistema creditizio italiano? Chi avesse lasciato l’Italia all’inizio di tangentopoli per tornare il 1° gennaio del 2007, avrebbe trovato il mondo bancario completamente modificato. Le vecchie Casse di Risparmio delle grandi città non esistono più, rimangono solo le relative fondazioni legate tra loro nei patti di grandi istituti (basti prendere la nuova Intesa per trovarci la Cariplo, il San Paolo, la Carisbo, quella di Rovigo, Padova, Venezia, etc.).

Da più parti si sente però affermare che il processo di aggregazione è stato solo parziale e che a breve partirà la fase finale che, contrariamente alle precedenti, vedrà la presenza massiccia di “stranieri”, sempre che una banca con sede in un paese europeo possa essere considerata straniera. Le domande principali sono due come le banche rimaste per ora fuori dal gioco di fusioni che ha ridisegnato il panorama del credito italiano: che fine faranno Capitalia e Monte dei Paschi di Siena? La risposta è complessa, ma più per Capitalia che per Mps.

Mps è infatti la banca di una città fino ad oggi “chiusa” al mondo che è stata interessata da una piccola espansione a Nord verso Mantova e a Sud nel Salento. Per anni il partner è stato la Bnl finita poi ai francesi. Solo in seguito è sbocciata l’ipotesi di un matrimonio con Capitalia (già tramontata?).

Alla fine Mps finirà per essere preda di una banca straniera e questa potrebbe essere la soluzione ottimale dal momento che la politica perderebbe molto potere e il sistema vedrebbe l’ingresso di un player “globale” a contendere il mercato con gli altri big.

Quella di Capitalia è invece una questione più delicata: non si tratta della banca di una sola città e del suo partito di maggioranza storica, ma è l’unione di più interessi sotto la sapiente regia del centro romano: Roma, la Sicilia, Reggio Emilia, Brescia, oltre al piede in Mediobanca e quindi in Generali, Pirelli, Telecom e molto altro ancora. Capitalia può ancora scegliere tra le due alternative: restare centro aggregante (esasperando però la mediazione politica) oppure finire in mano ad un big straniero con conseguente ridimensionamento della politica. La soluzione migliore (per il mercato) sembra l’unione con un big straniero in modo da mettere la politica a margine e contestualmente aprirsi all’estero.

Se Roma (come centro politico) può però permettersi di sacrificare Siena sull’altare del liberismo (anche perchè non è escluso che Siena alle prossime elezioni finisca al Polo), più difficilmente può perdere Capitalia: gli interessi sono trasversali e coinvolgono tutti i big della finanza nostrana. Come finirà? Difficile a dirsi, se però si scegliesse “Capitalia centro aggregante”, le prede scarseggerebbero: Credem, CRFirenze, Carige oppure le non quotate CRFerrara e CRRimini. Tutte comunque troppo “piccole” per non risollevare il problema nel futuro prossimo.

Il 2007 porterà alla resa dei conti e ad oggi non si esclude ancora definitivamente un’unione (o un’Unione?) Roma-Siena. Se ciò non avvenisse il rischio sarebbe quello del “chi troppo vuole nulla stringe” e Mps e Capitalia (dopo un ulteriore strenuo tentativo) finirebbero con la testa ad Amsterdam o a Madrid (leggi Abn Amro o Santander), con buona pace degli “italianisti” che urlerebbero allo scippo dimenticando però le colpe della politica (Siena è in cerca di un fidanzato dal lontano 1999. Sembra ieri, ma è in realtà prima della bolla della new economy, ovvero anni-byte addietro).

Un capitolo a parte è quello delle popolari rimaste zitelle, anche in ragione del “favore” di Bruxelles: gli accoppiamenti però sono sempre di meno e la Popolare di Milano, per esempio, oggi può solo guardare a Vicenza o a Modena.

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2 commenti

Commenti dei lettori

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  • Francois

    02 feb 2007 - 01:45 - #1
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    Come faccio a conttatare Cesant, avrei delle cose da chiedergli.

  • Francois

    02 feb 2007 - 01:45 - #2
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