
Oggi c’è un articolo su La Voce che ha la splendida idea di raccontare in breve la storia del crack Parmalat. Un caso ancora d’attualità sia perché ancora molte cause sono in corso e lo stesso Enrico Bondi sarà sentito il prossimo 4 febbraio per deporre davanti agli avvocati di Bank of America e altri; sia soprattutto perché i mali che hanno generato il crack Parmalat sono ancora tutti lì, sul nostro mercato, a minacciare nuovi disastri.
Lo scorso febbraio lo stesso Geronzi che ieri è stato riammesso alla presidenza nonostante le condanne per il crack Italcase-Bagaglino, era già stato sospeso per via di sentenze sul caso Parmalat. Ma il problema non è certo il presidente di Capitalia, non soltanto almeno. Il problema è che dal crack Parmalat sono saltati fuori dei vizi irriducibili del nostro sistema. Qualche esempio? Callisto Tanzi progettava piani sempre più ambiziosi, ma non cacciava mai un euro (anzi una lira) per sostenerli. Non sta succedendo la stessa cosa con Alitalia (vedi i borbottii di De Benedetti e di altri ancora)? Non è successa la stessa cosa quando Tronchetti Provera incorporò in Telecom la Tim creando quel buco che ancora oggi non si sa bene come verrà tappato? Per non parlare poi di tutte quelle scalate a debito che si sono viste, e si vedono, nelle privatizzazioni di ieri e di oggi.
Altro problema: le banche. Ovviamente le banche in queste faccende ci sguazzano, finanziando debiti da capogiro e nutrendosi di commissioni e interessi fino a che la società non affonda. Cirio, come Parmalat sono dei casi esemplari, ma ce ne sono un’infinità che non hanno avuto gli stessi “onori”.
In mezzo a questa corte dei miracoli naturalmente è soprattutto il risparmiatore che patisce. Oltre a perdere soldi quando compra obbligazioni di una società apparentemente sana e magari certificata da advisor di fama internazionale, spesso il pesce piccolo compra le azioni della società quando entra sul mercato. È l’affare dell’ipo, della quotazione. Ma, come nel caso di Parmalat, quante sono le matricole di borsa che in realtà cercano azionisti solo per ripagare dei grossi debiti? Ancora oggi molte matricole si presentano al loro debutto a piazza Affari con debiti superiori al loro patrimonio e con piani confusi per il loro futuro. Dai tempi della Parmalat, insomma, non sembrano cambiate molte cose, alla faccia della trasparenza.