La cosa paradossale della nuova turba di notizie che coinvolge Telecom è che dimostra come nel nostro Belpaese contino molto di più i sospetti che le condanne. Sia chiaro, i rinnovati sospetti di un coinvolgimento di Marco Tronchetti Provera nel caso delle intercettazioni dovranno essere approfonditi fino all’ultimo dettaglio dalla magistratura; ma francamente forse pesano un po’ troppo sulla già scomoda posizione di azionista proprietario di Telecom. Proprietario poi, è noto, per il rotto della cuffia perché Telecom rimane contendibile sulla carta, ma sembra protetta come un feudo politico al quale nessuno straniero sembra potersi avvicinare.
Prima Murdoch, poi Balckstone, ora gli indiani di Hinduja: tutti possibili soci di Tronchetti Provera e dei Benetton in Olimpia che controlla Telecom con solo il 18% del capitale e con qualche punto percentuale in più prestatogli dalle banche amiche. Per chi volesse entrare le condizioni dovranno probabilmente essere a sconto visto che Telecom ha un debito imponente e che il titolo ha già perso notevolmente (forse anche più del dovuto) in borsa.
Ma il punto è un altro. Adesso sembra che quei punti percentuali (il 3,721% in mano a Hopa) del capitale di Telecom e che tanto pesano nelle nozze fra Hopa e Mittel possano essere significativi. Che qualcuno voglia davvero subentrare a Tronchetti Provera alla guida della Telecom? Se Pirelli mettesse davvero in vendita il 40% di Olimpia, il nuovo socio si troverebbe con lo stesso capitale della Bicocca e quindi, sempre sulla carta, con lo stesso potere di Tronchetti Provera. Se poi questo stesso azionista riuscisse a portare dalla sua qualche socio con partecipazioni dirette in Telecom e magari ne comprasse un po’ approfittando dei buoni prezzi attuali, il gioco sarebbe fatto. Insomma il teorema di un disimpegno di Marco Tronchetti Provera non è poi così assurdo. Il problema è un altro: è verosimile? Su questo dubbio lampeggia il ricordo di quando l’uomo Pirelli qualche mese fa diceva che l’importanza data a certi casi fosse una mossa politica dei suoi avversari finanziari.