
Capitalia perde tre quarti di punto percentuale a metà mattinata tornando a 6,97 euro per azione. Non è la performance peggiore del settore bancario a piazza Affari, ma il titolo perde terreno da inizio anno e intanto le certezze intorno alla tenuta dell’attuale consiglio di amministrazione si moltiplicano. Al centro sempre il caso Cesare Geronzi. Il presidente della banca capitolina, recentemente riammesso dopo la sospensione seguita a una prima condanna nei processi sul crack Italcase Bagaglino, vede infatti ogni giorno di più sgretolarsi la sua posizione al vertice di Capitalia. Gli azionisti dimostrano sempre maggiori incertezze. Oggi un articolo sul quotidiano Repubblica riporta delle dichiarazioni di Abn Amro che dopo l’appoggio fornito al manager condannato in primo grado ha però precisato: “Geronzi è stato reintegrato per ora, ma qualora fosse ancora condannato, non penso che il patto potrebbe continuare a sostenerlo”. Queste le parole di Rijkman Groenink, numero uno dell’istituto olandese Abn Amro che, presente nella compagine azionaria con il 7.67% delle azioni di Capitalia e nel patto di sindacato della banca, rappresenta il maggiore azionista della banca di via Minghetti.
I dubbi olandesi si aggiungono così al “non voto” italiano della Fondazione Manodori che già all’assemblea del 19 gennaio scorso aveva deciso di non pronunciarsi sul reintegro di Geronzi.
Manodori è il primo azionista italiano della banca presente nel patto di sindacato (ha il 3.88% del capitale della banca, quindi una quota inferiore a quella della Fondazione Cassa di risparmio di Roma che ne ha il 7,18% ma non aderisce al patto); quindi la sua posizione si è fatta notare. Nel mirino della fondazione presieduta da Antonella Spaggiari non ci sarebbero però state le condanne a Geronzi per il crack Italcase Bagaglino, ma la stessa politica del presidente di Capitalia che si è focalizzata nei recenti mesi sull’autonomia della banca.Di fronte agli interessi della stessa Abn Amro a un take over dopo il fallito attacco di Intesa, a questo punto la posizione di Geronzi sembra quindi sempre più in bilico. In caso di una ulteriore condanna che potrebbe coinvolgere anche Roberto Colaninno, il sostegno degli azionisti al management potrebbe dunque venire meno. Le nuove prospettive probabilmente sarebbero totalmente diverse e forse questa volta Capitalia potrebbe decidere di accettare una delle numerose offerte. Il crollo di Geronzi sarebbe per la banca di via Minghetti davvero la fine di un’epoca.
Capitalia, nessun piano di Santander e Bollorè
08 feb 2007 - 13:35 - #1[…] In ogni caso la questione ha fatto venire allo scoperto i dissidi tra amministratore delegato e presidente di Capitalia e in molti scommettono su un’uscita di Arpe. Potrebbe però andare anche in maniera diversa: il Governo infatti ha allo studio una riforma sui requisiti di onorabilità degli amministratori delegati delle banche e il deputato dell’Ulivo Alberto Fulvi fa sapere che “ciò si è reso necessario dopo il reintegro, da parte delle assemblee degli azionisti, degli amministratori condannati per il crack Italcase-Bagaglino”. Insomma il caso scoppiato proprio con le prime condanne di Cesare Geronzi non sembra archiviato e quindi potrebbe darsi che un cambiamento delle regole rimetta in dubbio il ruolo del presidente della banca capitolina riammesso di recente dopo una sospenzione forzata. Insomma, Arpe potrebbe vincere a tavolino. postato da Yattaman il giovedì 08 febbraio 2007 in: […]