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Alitalia, fra rumors e speculazioni la gara continua

Pubblicato: 01 feb 2007 da Ferry Boat

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Alitalia oggi si mostra fragile in borsa e a inizio seduta perde lo 0,18% dopo aver lasciato ieri a Milano l’1,76% del proprio valore. Si tratterebbe secondo molti dei primi realizzi seguiti ai rialzi dell’ultima settimana. Oggi il quotidiano Finanza & Mercati ipotizza che questi cali non dispiacciano a Tommaso Padoa Schioppa e al ministero dell’Economia perché rendono più convenienti le offerte dei vari pretendenti. Intanto l’acrimonioso Financial Times non cessa di gettare fango su Alitalia, sottolineando che le condizioni della privatizzazione sono troppo onerose. Secondo il quotidiano britannico le richieste del Tesoro per la compagnia sarebbero “ben al di sopra dei prezzi pagati da Air France per KLM o da Lufthansa per Swissair.

Nell’ultimo caso, addirittura, si attese il fallimento di Swissair prima di procedere ad una vendita. Con un miliardo e mezzo di capitalizzazione e un miliardo di debiti, il prezzo di due miliardi e mezzo, con pochi asset e un brand decadente, sempra troppo alto”. Il disimpegno dalla gara di Air France, di Lufthansa e in generale delle grandi compagnie aeree indicherebbe insomma che il bando di Alitalia non va. Certo viene spontaneo domandarsi se quegli stessi osservatori che dicevano che all’asta non si sarebbe presentato nessuno si siano posti qualche dubbio quando alla scadenza sono spuntate ben undici offerte.

Quanto alla presenza delle compagnie aeree internazionali nella gara le osservazioni sono quelle di sempre: quanto può convenire ad Air France investire nel rilancio di una concorrente? E a Lufthansa? Certo per i tedeschi il discorso è un po’ diverso, infatti l’AirOne di Carlo Toto è un partner del big tedesco dei voli fra i più quotati per il successo. Nella cordata di De Benedetti è poi presente anche Alcide Leali il fondatore di Air Dolomiti che fu poi acquistata proprio da Lufthansa: sarà rimasto in piedi qualche legame? Un rumor ricorrente di questi giorni insinua poi che dietro l’offerta a sorpresa di Unicredit si nascondano proprio delle brame tedesche.

Nel frattempo il ministero dell’Economia ha scelto il proprio consulente industriale, si tratta di Bain & Company che – si dice per 130 mila euro – si affiancherà a Merrill Lynch che cura gli aspetti finanziari della vicenda e allo studio Chiomenti che cura i risvolti legali di questa privatizzazione. Bain & C e Merrill Lynch avevano già collaborato con Alitalia nel 2005 quando curarono quell’aumento di capitale da un miliardo di euro che non ha permesso la diluizione del Tesoro al 49,9%, ma che non ha salvato dalla crisi la Magliana. Altri incarichi sono stati affidati in passato a Bain che aiuto Alitalia nel delicato avvicendamento al vertice di Mengozzi con Cimoli. Insomma Bain ha un passato vigoroso nell’azienda che le attribuisce un ruolo a metà fra l’esperto e lo jettatore.

Intanto la gara continua. Verificate le credenziali degli offerenti verrà stabilito un termine (forse entro 4 o 6 settimane) per la presentazione delle offerte preliminari non vincolanti. Serviranno in questa seconda fase delle indicazioni generiche di prezzo, le linee del piano industriale e le modalità con cui si fronteggeranno le esigenze finanziarie (acquisto e investimenti) dell’operazione.

Infine si aprirà la terza fase, che sarà più lunga e costituirà il vero setaccio delle offerte, intorno presumibilmente ad aprile. Dei soggetti selezionati incontreranno i manager e i consulenti. Solo a questo punto saranno presentate le vere offerte definitive. Sempre che non si ritirino tutti gli altri. Nel frattempo nel girone degli interessati si comincia tastare il terreno per possibili intese. Qualcuno suppone già che presto il finanziere Paolo Alazraki possa entrare in cordata con quelle settanta famiglie romagnole riunite nell’offerta di Porcellana Castello e Capper-No. Né la politica con la sua fitta agenda di incontri sembra volere rimanere alla finestra.

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