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Poche scelte per le banche nell'era Draghi

Pubblicato: 05 feb 2007 da Ferry Boat

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Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo

Sabato è andata in onda la previsione della prossima stagione finanziaria italiana; si tratta di previsioni di lungo termine, intendendo per lungo termine le assemblee di primavera tra Milano e Trieste, ma di sicuro si tratta di previsioni affidabili (e non di un semplice auspicio come qualcuno vuol far intendere).
Se Draghi dice che il livello di consolidamento non è sufficiente, allora vuol dire che ha già dato alle banche una linea da seguire in un dato termine e che le stesse banche si sono impegnate a rispettare gli accordi. Sono finite le stagioni della vecchia moral suasion, ora l’invito formale lo si deve leggere come l’inizio del ballo, del ballo a cui gli interessati non solo sono stati già invitati ma al quale si sono già presentati.
Le alternative sono due se il sistema vuole crescere: che le banche si uniscano tra loro, oppure che vengano comprate dagli stranieri. La prima ipotesi è comunque la preferita dal sistema, quindi (anche se nessuno può dirlo apertamente) la seconda verrà tenuta oltre le Alpi ancora per una stagione. La stessa CrParma è finita ai francesi solo in un secondo momento per un calcolo “sbagliato” in casa Intesa.

I nomi che girano sono sempre i soliti: Capitalia, Mps, Carige, Credem,… al ballo si vuole invitare a tutti i costi Unicredit indicandolo come controparte per la BPM, sebbene le difficoltà non manchino (metà degli sportelli di BPM si sovrapporrebbe a quelli di Unicredit e Profumo quindi rischierebbe di comprarsi una mezza banca).
L’unica possibilità per BPM è la BPRE, inutile girarci intorno, al limite l’alternativa può essere la BPSondrio.
Il discorso di Draghi si potrebbe quindi interpretare così: MPS e Capitalia o si sposano tra loro oppure finiscono all’estero. Le due banche hanno avuto varie occasioni che si sono lasciate scappare, possono puntare ad una preda “piccola” (Credem, Carige), ma questo non risolverebbe il problema e quindi non rimarrebbe che l’unione o l’acquisto da parte di stranieri. Da un eventuale acquisto conseguirebbe anche un intervento dello straniero nella gestione industriale e non soltanto una semplice presenza nel libro soci. Per convincersene basterebbe guardare il banner che gira oggi on line sulla vecchia BNL… come diceva qualcuno anni fa “la rivoluzione non russa”).
Forse già la prossima primavera illuminerà queste vicende, non resta quindi che attendere fiduciosi la fine dell’inverno.

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