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Santander fra quegli anti-Bazoli di Geronzi e Profumo

Pubblicato: 06 feb 2007 da Ferry Boat

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Per diversi secoli in Italia regnucoli e principati si sono combattuti per il dominio di questo o quel fazzoletto di terra a suon di invocazioni d’aiuto allo straniero. Inevitabilmente l’aiuto interessato finiva per diventare un’oppressione non minore di quella temuta dal proprio vicino. Solo di rado un delicato equilibrio fra gli interessi delle parti contrapposte riusciva a lasciare un po’ di libertà a questo o quel principato. Si tratta di una storia secolare a cui sembra ispirarsi da tempo Cesare Geronzi, il presidente di Capitalia e vicepresidente di Mediobanca, che si trova al centro di una delle più grosse bufere della finanza italiana degli ultimi tempi.

Capitalia è da tempo una delle protagoniste più gettonate del gossip finanziario che le ha in diverse occasioni attribuito dei flirt con Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi e soprattutto con l’azionista olandese Abn Amro. Una direzione quella di Amsterdam che a Geronzi non piace: meglio la Madrid e il Santander di Emilio Botin se si deve finire in mani straniere.

L’interesse di Botin è ormai palese: il presidente del Bsch ha appena dichiarato di essere sotto il 2% del capitale della banca romana e, secondo diffuse indiscrezioni, avrebbe già strumenti in derivati che gli permetterebbero di salire al 5 per cento. La posta in gioco è però molto più grossa e coinvolge tutti i pezzi da novanta della finanza made in Italy tagliati fuori dall’impero bazoliano di Intesa San Paolo. Lo scontro arriva a fino a Generali, di cui Mediobanca è il maggiore azionista e coinvolge i vertici del Leone di Trieste che sono vicini all’asse di Geronzi.

È però proprio a piazzetta Cuccia che si armano i fucili degli opposti eserciti in campo e viene in soccorso di quanti non vogliono lasciare tutto nelle mani di Giovanni Bazoli la Unicredit di Alessandro Profumo, massimo antagonista del neonato gigante del credito. Il prossimo marzo è previsto il rinnovo del patto di sindacato, ossia degli equilibri di potere fra gli azionisti di Mediobanca, prima di allora si consumeranno sicuramente diverse cartucce e Cesare Geronzi cercherà in tutti i modi di puntellare l’asse Capitalia-Mediobanca-Generali, magari con l’aiuto della stessa Unicredit che di piazzetta Cuccia ha oltre il 7,7% del capitale ed è il maggiore azionista. Già ieri Profumo ha detto la sua parlando con finta vaghezza di governance duale: “Mi piacciono molto i sistemi duali perché dividono il ruolo di management e azionisti”, ha detto il conquistatore di Hvb aggiungendo che però “in Italia siamo riusciti a creare una cosa che non rende assolutamente chiara questa distinzione”. Gli osservatori più accorti hanno letto i queste parole un avvertimento agli altri azionisti di Mediobanca. I ruoli insomma si rinserrano, ma le prossime mosse di questa partita italiana saranno compiute probabilmente proprio da Emilio Botin: in fondo il Santander dopo la fine dell’avventura al San Paolo non poteva che cambiare fronte se voleva rimanere in gioco. Geronzi intanto continua a tessere la sua tela.

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