
Nessuno spunto particolare per Fiat a Piazza Affari negli ultimi due giorni. Ieri i provvedimenti della Consob contro la dirigenza di Ifil (il maggiore azionista del Lingotto) avevano lasciato indifferenti i titoli della casa automobilistica torinese che aveva archiviato la seduta con un guadagno dello 0,39% portando le azioni Fiat a quota 17,23 euro. Oggi, nonostante l’annuncio di nuove partnership industriali con il gruppo indiano Tata, il titolo incassa solo qualche decimo di punto percentuale in borsa. Sui giornali intanto si discute delle multe e delle sospensioni della Consob sulla vicenda dell’equity swap Ifil-Exor. Con un’operazione torbida la famiglia Agnelli difese la proprietà del Lingotto da possibili assalti. Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat, dall’India ha dichiarato che senza quegli interventi la Fiat di oggi non esisterebbe; tuttavia qualcuno pensa che il fine non giustifichi sempre i mezzi e si chiede se non debba avere dei limiti l’operato della Sacra famiglia torinese (come la chiama Dagospia).
Nel frattempo il colosso automobilistico indiano guidato da Ratan Tata (che già siede nel consiglio d’amministrazione di Fiat) si avvicina sempre di più a Torino e per la prima volta oggi viene avviato un progetto industriale che coinvolge i due gruppi e che non riguarda il mercato indiano: si tratta infatti di un progetto argentino.
Approfittando dell’esperienza decennale di Tata in questo segmento la Fiat ha deciso infatti di produrre in proprio dei nuovi modelli di pick up.
Sempre nelle ultime 24 ore Iveco, la società dei camion controllata dal Lingotto, ha siglato un memorandum d’intesa con Tata che riguarda “possibili sviluppi in ambito ingegneristico, produttivo, negli approvvigionamenti e distribuzione di prodotti, gruppi e componenti del settore”. L’amministratore delegato di Iveco Paolo Monferino ha dichiarato che “il possibile accordo strategico per una collaborazione con Tata Motors rappresenta un nuovo passo nella nostra strategia che si avvale delle partnership eccellenti del Gruppo Fiat attraverso la catena del valore del settore automotive”. Tata si è detta addirittura entusiasta del nuovo deal.
Ciò che però più sembra agitare il management è il problema d’immagine che deriva dalle sanzioni della Consob. Viene infatti da chiedersi: quale è il prezzo da pagare in termini di libero mercato per mantenere in Italia un asset strategico come la Fiat? O in altre parole, il potere degli Agnelli nel Bel Paese può avere dei limiti?
Cesant
15 feb 2007 - 17:05 - #1Saranno 20 mila all’anno, a regime, i pick up prodotti su licenza Tata nello stabilimento Fiat di Cordoba, in Argentina
adesso la domanda è: siamo andati in India a vendere il ns prodotto o a comprare il loro? Se ci pensi bene è la seconda.. che Prodi dica quello che vuole, ma non siamo andati in India in posizione di forza ma di debolezza!
L’accordo Fiat-tata lo dimostra e io direi che l’accordo è stato Tata-Fiat:
mi sono spiegato?
Siamo noi (intesa come Fiat) che produciamo le vetture su licenza Tata, cioè siamo noi il metalmeccanico e loro gli sviluppatori!
In una società che il buon Calvino definiva già 25 anni fa basata sul Software e non sull’Hardware, l’accordo Fiat-tata (a mio avviso) è il primo segnale della ns sconfitta…
Pensiamo positivo e iniziamo a pensare al ns nuovo ruolo nella società globalizzata!
riva
15 feb 2007 - 17:06 - #2In generale su Fiat e Tata anch’io ho avuto la stessa impressione. D’altra parte, se non ho capito male, nei pick up loro hanno più esperienza di noi, quindi forse era inevitabile così. A naso mi viene anche da pensare che il beneplacito di Tata sia stato necessario e poi considera anche che l’accodo si inquadra in un quadro di alleanza più complessa, non parlo solo delle intenzioni tramite Iveco, ma anche del fatto che poi nello specifico le due società si spartiscono con ogni probabilità la produzione di componenti destinati a diverse categorie di veicoli. Insomma è un po’ difficile dire come stia andando e se dai patti ci guadagni più Fiat o Tata. A naso considero che il giro d’affari di Fiat è superiore a quello di Tata e quindi che la posizione forte ce l’abbia ancora il Lingotto. È vero che abbiamo fame di nuovi mercati come loro, ma in questo soprattutto risiede la logica di questa alleanza. Il resto lo dirà il futuro.
cesant
15 feb 2007 - 17:07 - #3l’accordo Tata-Fiat è cmq a mio avviso a loro favore se pensi poi che la stessa materia prima
(acciaio) è fornita da loro..