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Niente cerberi a Mediobanca

Pubblicato: 16 feb 2007 da Yattaman

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Salta l’ipotesi di governance duale per Mediobanca. Niente consiglio di sorveglianza e di gestione, si continua col solito vecchio modello del cda unico. Ieri da New Delhi l’ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera ha difeso la sua creatura, sottolineando come “questo sistema abbia cdi Mediobancaonsentito a Intesa Sanpaolo di assumere decisioni rapide in meno di un mese”. Il numero uno del nuovo colosso bancario si riferisce alle nomine dei vertici di primo e secondo livello e delle direzioni centrali, che sono in effetti già state attribuite. Ma rimane nell’aria, pur inespressa, la convinzione diffusa che il modello duale servisse a Torino e Milano per raggiungere un accordo sul governo del nuovo soggetto post-fusione, ma che il Cerbero sia destinato a scomparire nel tempo.

In effetti il nuovo modello non piace neanche a Bankitalia. Il governatore Mario Draghi ha parlato qualche tempo fa dei “rischi di una non chiara distinzione di ruoli e responsabilità”, mettendo in guardia contro il possibile “pregiudizio per l’efficienza e la rapidità delle decisioni”.


Alessandro Profumo, ad di Unicredito (secondo azionista di Mediobanca col 7,7% dopo Capitalia), ha espresso più volte perplessità rispetto a questa possibilità. Ma, secondo il Sole 24 Ore, i mugugni sono molto diffusi e il documento preparato dal presidente del patto di sindacato Piergaetano Marchetti, sarebbe già finito in soffitta prima ancora di essere concluso. Il patto di sindacato comunque scade il primo luglio di quest’anno e la ricerca dell’equilibrio nella sua complessa geometria potrebbe riservare qualche sorpresa.

La complessa partita che si sta giocando tra Intesa Sanpaolo e Mediobanca per avere dalla propria Generali sembrerebbe consegnare il vantaggio a piazzetta Cuccia. Questo almeno suggeriscono i recenti malumori di Perissinotto che aveva criticato i limiti imposti dall’Antitrust a Generali dopo la fusione Intesa Sanpaolo. Forse non è proprio strampalato immaginare un avvicinamento del Credit Agricole a Generali, dopo l’abbandono dei progetti con Intesa Sanpaolo. Prima o poi infatti i francesi guarderanno al di qua delle Alpi alla ricerca di un nuovo partner. E in quel caso anche l’Agricole finirebbe nell’orbita di piazzetta Cuccia, altra acqua portata via al mulino di Passera.

Fantafinanza? Forse, ma intanto i movimenti intorno al patto di Mediobanca si fanno sempre più frenetici. La smentita della cordata Santander-Bollorè in Capitalia, primo azionista di Mediobanca, avrà rassicurato molti. Ma rimane il fatto che Bollorè controlla sostanzialmente tutto il gruppo C del patto, raggiungendo il 9% circa, sostanzialmente a pari merito con Capitalia. Ma movimenti ce ne sono: è cresciuto Zunino (ora al 3%), è calato un po’ Coppola (4,57%), anche se è probabile che né l’uno né l’altro entreranno nel patto.

Fiat se ne va, come annunciato da tempo, e recentemente sono entrati sia Fininvest che Benetton, entrambi al di sotto del 2 per cento. Insomma, tutti un po’ preoccupati dei possibili risultati di questo ampio rimescolamento delle carte. E l’introduzione di un modello nuovo di governance apre troppi scenari ulteriori per essere davvero preso in considerazione.

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