
Salta l’ipotesi di governance duale per Mediobanca. Niente consiglio di sorveglianza e di gestione, si continua col solito vecchio modello del cda unico. Ieri da New Delhi l’ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera ha difeso la sua creatura, sottolineando come “questo sistema abbia cdi Mediobancaonsentito a Intesa Sanpaolo di assumere decisioni rapide in meno di un mese”. Il numero uno del nuovo colosso bancario si riferisce alle nomine dei vertici di primo e secondo livello e delle direzioni centrali, che sono in effetti già state attribuite. Ma rimane nell’aria, pur inespressa, la convinzione diffusa che il modello duale servisse a Torino e Milano per raggiungere un accordo sul governo del nuovo soggetto post-fusione, ma che il Cerbero sia destinato a scomparire nel tempo.
In effetti il nuovo modello non piace neanche a Bankitalia. Il governatore Mario Draghi ha parlato qualche tempo fa dei “rischi di una non chiara distinzione di ruoli e responsabilità”, mettendo in guardia contro il possibile “pregiudizio per l’efficienza e la rapidità delle decisioni”.
La complessa partita che si sta giocando tra Intesa Sanpaolo e Mediobanca per avere dalla propria Generali sembrerebbe consegnare il vantaggio a piazzetta Cuccia. Questo almeno suggeriscono i recenti malumori di Perissinotto che aveva criticato i limiti imposti dall’Antitrust a Generali dopo la fusione Intesa Sanpaolo. Forse non è proprio strampalato immaginare un avvicinamento del Credit Agricole a Generali, dopo l’abbandono dei progetti con Intesa Sanpaolo. Prima o poi infatti i francesi guarderanno al di qua delle Alpi alla ricerca di un nuovo partner. E in quel caso anche l’Agricole finirebbe nell’orbita di piazzetta Cuccia, altra acqua portata via al mulino di Passera.
Fantafinanza? Forse, ma intanto i movimenti intorno al patto di Mediobanca si fanno sempre più frenetici. La smentita della cordata Santander-Bollorè in Capitalia, primo azionista di Mediobanca, avrà rassicurato molti. Ma rimane il fatto che Bollorè controlla sostanzialmente tutto il gruppo C del patto, raggiungendo il 9% circa, sostanzialmente a pari merito con Capitalia. Ma movimenti ce ne sono: è cresciuto Zunino (ora al 3%), è calato un po’ Coppola (4,57%), anche se è probabile che né l’uno né l’altro entreranno nel patto.
Fiat se ne va, come annunciato da tempo, e recentemente sono entrati sia Fininvest che Benetton, entrambi al di sotto del 2 per cento. Insomma, tutti un po’ preoccupati dei possibili risultati di questo ampio rimescolamento delle carte. E l’introduzione di un modello nuovo di governance apre troppi scenari ulteriori per essere davvero preso in considerazione.