Insomma ormai l’ingresso di Telefonica sarebbe a un passo. La società spagnola delle telecomunicazioni sarebbe disposta a mettere sul piatto 3,2 euro per azione, una cifra piuttosto alta rispetto ai 2,4 euro della quotazione corrente. Abbandonata l’ipotesi di acquisizione di Tim Brasil, più volte avanzata dagli spagnoli e respinta dagli italiani, ora la società iberica punta direttamente sull’ex monopolista di casa nostra. È abbastanza evidente che l’ingresso in Olimpia oggi con una quota consistente, ma di minoranza costituisce il preludio al tentativo di conquistare il controllo dell’intera società. D’altra parte Olimpia controlla solo il 18% del capitale di Telecom. Tronchetti Provera sarebbe disposto a cedere solo fino al 49% del capitale della holding, in modo da mantenere in mani italiane il controllo.
Ma l’operazione appare un po’ rischiosa. Intanto la cosa implicherebbe un patto rafforzato coi Benetton, ai quali Tronchetti rimarrebbe legato a doppio filo per il controllo di Telecom. In secondo luogo si parla pur sempre di una holding che ha una maggioranza relativa molto scarsa della società. Insomma Telecom ha una proprietà azionaria parecchio dispersa: il 3,7% di Hopa, il 3,6% di Brades Investment, il 2% di Generali e il famoso 18% di Olimpia: in tutto il 27 per cento. Nel patto compaiono Olimpia, Generali e Mediobanca (che ha l’1% circa). Per dirla alla Giobbe Covatta: che ci vuole che una volta preso il 49% di Olimpia (e quindi il 9% di Telecom) uno rastrelli sul mercato un altro 10% e conquisti la società? Non molto, forse.
Tanto più che il presidente del cda Guido Rossi, l’uomo del compromesso tra Tronchetti e Prodi per uscire dalla crisi di qualche mese fa, ha già messo le mani avanti: se l’affare Telefonica dovesse andare in porto, lui non concederà sconti negli accordi operativi e non rinuncerà ad importanti asset industriali. Secondo Repubblica l’accordo porterebbe 500-750 milioni di sinergie per ciascun partner, dunque l’altolà di Rossi probabilmente non scoraggerà gli spagnoli (che di pazienza finora hanno mostrato di averne tanta). Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, nonostante i timori di molti dopo la vicenda Autostrade-Abertis, si dice pronto ad accettare le nozze con un player straniero. Purché “si stabiliscano regole di partecipazione all’acquisto societario di asset fondamentali per la sicurezza dello Stato”. È un si o un no?
Deve essere questo il dubbio che aleggia sul mercato stamattina. Nonostante una ricca offerta per la società il titolo viaggia infatti in terreno negativo per l’1,14% intorno a quota 2,39 euro. Un fantasma si aggira per il mercato. Si chiama Autostrade-Abertis.