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Telecom, altra confusione dopo la crisi di governo

Pubblicato: 22 feb 2007 da Ferry Boat

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Oggi Telecom Italia incassa lo 0,61% mentre Pirelli guadagna addirittura il 2,2 per cento. Ieri il voto al senato, preludio alla crisi di governo, aveva penalizzato particolarmente le azioni della compagnia telefonica presieduta da Guido Rossi, che aveva chiuso la giornata di contrattazioni con una perdita dell’1,29 per cento. Secondo diversi osservatori le vendite erano dovute proprio alla crisi dell’esecutivo. Dopo mesi di trattative e scontri anche aperti con il governo Prodi che sembravano aver portato ad un iter di contrattazioni e progetti avviati gomito a gomito con l’autorità delle Comunicazioni, la nuova crisi politica sembrava buttare tutto alle ortiche. Questo almeno è stato il ragionamento più diffuso sui cali del titolo Telecom ieri a piazza Affari: difficile dire quanto ci sia di vero in questa interpretazione, anche perché si potrebbe obiettare che forse con un nuovo governo Marco Tronchetti Provera potrebbe avere le mani più libere.

In realtà la questione è assai complessa e articolata. Per oggi è previsto il primo incontro formale dell’autorità guidata da Corrado Calabrò sul delicato argomento della rete fissa in mano a Telecom Italia. Potrebbe venirne fuori una soluzione dopo mesi di contatti con i manager dell’azienda tesi a riprogettare l’impostazione di uno degli asset principali. È persino possibile che finalmente si riesca a capire se si deciderà di separare solo l’ultimo miglio (quello che collega le centraline alle case) o tutta la rete dal resto della compagnia telefonica. Nel frattempo fervono le trattative con Telefonica: dagli incontri (l’ultimo si è tenuto ieri) che starebbero definendo l’ingresso della tlc spagnola nel capitale di Olimpia sarebbero state escluse le banche.

Né sarebbero allo studio meccanismi usati in passato come delle put di salvataggio dei nuovi soci: in passato simili meccanismi sono costati troppo a Pirelli che ha dovuto versare una barca di soldi alle uscenti Unicredit e Intesa.

Il prezzo di contrattazione sarebbe intorno ai 3 euro (con un premio del 27% sul corso di borsa) e sarebbe giustificato solo da forti sinergie realizzabili con l’ingresso di un partner industriale come appunto potrebbe essere Telefonica. Non sembra però che allo stato delle cose siano stati tagliati i ponti con i russi di Afk Sistema. Di loro si era parlato prima dell’ingresso in campo di Telefonica e in gran riserbo le trattative proseguirebbero ancora.

Un’ultima novità nelle complicate vicende che ruotano intorno al più grande operatore italiano delle telecomunicazioni riguarda Fabio Ghioni, uno dei coinvolti nella complicata vicenda degli spioni. Ieri, dopo che gli inquirenti gli avevano sequestrato 290 mila euro depositati in un conto della Ubs di Lugano (costituirebbero “corpo di reato” secondo i pm) Ghioni era uscito dal suo irremovibile silenzio e avrebbe dichiarato di ritenere Prodi, con le sue amicizie nel mondo delle banche che contano e con lo stesso Guido Rossi, capace di influenzare le scelte di Telecom assai di più di quanto non si sia visto con il goffo dossier Rovati. Dichiarazioni sibilline che, per quante verità possano contenere, sono state pronunciate da un uomo che ha tutto l’interesse a sollevare un altro polverone in una vicenda che lo vede sul banco degli imputati.

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