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Capitalia, giorno della verità per Ripa di Meana

Pubblicato: 26 feb 2007 da Yattaman

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Continuano le polemiche dentro Capitalia. Oggi in chiusura di borsa è prevista la riunione del consiglio della Fondazione Manodori, che dovrà decidere se confermare la fiducia al presidente dimissionario del patto di sindacato della banca capitolina Vittorio Ripa Di Meana. Il capo del patto, infatti, venerdì con una uscita a sorpresa ha fatto sapere che se ne sarebbe andato in protesta contro l’ad Matteo Arpe.

Secondo Ripa di Meana le accuse di Arpe sono “cervellotiche e infondate”, dovute ad “una forsennata autoesaltazione”. Arpe aveva attribuito al presidente del patto di sindacato un comportamento poco corretto nella gestione della crisi dei giorni scorsi. “Le mie dimissioni - ha spiegato Ripa Di Meana - non sono contro il patto, con cui sono in buonissimi rapporti, individualmente e collettivamente: adesso mi aspetto che il patto mi risponda e mi dica cosa pensa”. Il suo obiettivo è proprio l’amministratore delegato: “Non posso accettare che Arpe mi accusi sui giornali, non voglio nemmeno che il patto si senta in obbligo di difendermi e confermarmi solo perché sono il presidente”.


Ma il patto sarebbe tutto con lui. L’unico membro in dubbio è la fondazione Manodori che, vicina ad Arpe, ha preso tempo e ha stabilito la riunione per questa sera.

La partita quindi si riapre. Il titolo a piazza Affari stamattina continua ad accusare un po’ le incertezze, viaggiando in territorio negativo per uno 0,42% a quota 6,83 euro. D’altra parte sono in molti a sospettare dietro questa partita ci sia qualcosa in più, che dietro Arpe ci sia qualche appoggio politico. Troppo duro il suo gioco contro uno degli uomini più forti della finanza italiana. Magari una banca d’affari straniera, forse una Goldman Sachs prodiana in chiave anti Mediobanca.

A complicare le cose, in Olanda nel week end tutti i fari sono rimasti puntati su Abn Amro. La banca, che avrebbe già espresso il proprio appoggio a Ripa di Meana, è stata oggetto dell’attenzione di Tci, hedge fund che ne controlla l’1% del capitale. Il fondo ha spedito una lettera ai vertici di Abn spiegando di trovare il titolo sottovalutato e invitando la banca ad esaminare le opportunità di fusione, cessione di alcune attività o anche dell’intero gruppo.

Sulla questione è intervenuto Nout Wellink, il governatore della banca centrale olandese, dicendo che Tci “si è spinto troppo in là”. Wellink ha letto l’iniziativa del fondo come il tentativo di avviare una scalata sul gruppo bancario e sospetta che altri hedge fund abbiano iniziato a rastrellare quote sul mercato in appoggio a Tci, operazione alla quale si è già apertamente dichiarato contrario.

A scanso di equivoci l’eventualità che una scalata su Abn possa rappresentare una strategia di conquista su Capitalia (e a questo punto bisognerebbe capire se Arpe ne sa qualcosa, ma pare un po’ fantafinanza), è contraddetta dal fatto che Abn vale 53,3 miliardi di euro, mentre Capitalia ne vale soltanto 17,8. Il che renderebbe la “scorciatoia” più lunga della strada diretta.

In ogni caso, a dimostrazione del clima di incertezza di medio periodo, Jp Morgan ha tagliato stamattina il target price del titolo della ex Banca di Roma a 7,6 euro, contro i precedenti 7,7, mentre Credit Suisse l’ha abbassato a 6,75 euro contro i precedenti 6,9.

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