
Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo
In un anno di grassa per la Borsa milanese, l’unico settore che sembra non averne approfittato è stato quello delle multiutilities ed il fatto evidenzia come la politica viaggi a velocità ridotta rispetto all’economia. Si è giunti alla buona fusione tra Torino e Genova, per il resto non ci sono stati sbarchi sul listino (a parte AscoPiave) e la marea delle fusioni si è fermata al primo step di contatti. Alla fine forse Enìa si quoterà entro l’estate, ma non è detto che la borsa nell’estate 2007 sia ancora in crescita.
Il resto è silenzio, né si tratta soltanto della fusione Milano-Como-Brescia-Bergamo (le nozze Aem-Asm tanto gradite da Formigoni in passato). Si tratta di ben altro, ovvero di mettere sul mercato le varie aziende comunali creando le basi per un processo di aggregazione del mercato (un mercato che avrà come riferimento non solo zone limitrofe come Genova e Torino, ma l’intera Europa, se non addirittura il globo). Se ciò non dovesse avvenire i pericoli per il sistema Italia sarebbero numerosi.
Sarà sempre più importante l’approvvigionamento di materia prima (elettricità, metano, petrolio e quant’altro), gli investimenti nel settore del recupero, lo sviluppo nel settore dei rifiuti. Per ora infatti le energie alternative non sono abbastanza convenienti. Senza considerare che il metano sarà probabilmente la nostra fonte di calore almeno per un altro trentennio (Cina e India permettendo; sembra un problema tanto lontano quello dell’approvvigionamento in Asia, invece è di cruciale importanza).
Da quanto sembra Hera sta perfezionando un contratto con Gazprom, un contratto che appare più che una resa ai russi. La politica energetica è di sicuro interesse nazionale, ma in presenza di tanti soggetti piccoli e deboli, come è possibile creare l’umore giusto per spingere chi di dovere ad attivare una vera politica energetica a livello mondiale? All’appello mancano sempre le stesse città: da Alessandria a Bari, da Verona a Bari, da Catania a Novara, e la lista porterebbe continuare per un bel po’.
L’occasione è unica, anche in ragione del fatto che nel mercato sta entrando la liquidità dei fondi pensione e le somme in gioco sono davvero considerevoli (come dire: ora o mai più!). I problemi tecnici di una nuova stagione nelle municipalizzate sono di primo livello, ma di sicuro le soluzioni non mancano (si pensi al dividendo straordinario per allineare Brescia a Milano, alla holding paritetica comunale di controllo della quotata). A pungolare sulle via delle nozze energetiche le municipalizzate sparpagliate per lo Stivale dovrebbe servire il rischio assai concreto che a breve lo straniero cattivo possa bussare alle porte del Bel Paese e cominciare a fare razzia. Vale la pena di correre questo rischio per salvare qualche consigliere gradito alla politica?