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Cina, fin qui tutto bene

Pubblicato: 28 feb 2007 da Yattaman

Tira il fiato la Cina. Stamattina il mercato di Shanghai recupera dopo lo scivolone pesantissimo di ieri. Lo Sse 180 porta a casa il 3,53 per cento, dopo aver lasciato sul terreno oltre il 9% nella seduta di ieri. Accusa il colpo invece Tokyo, dove il tonfo del Dow Jones di ieri (-3,5%) condiziona ancora il listino giapponese.

Piazza Affari contiene le perdite. L’S&P/Mib arretra dello 0,3% mentre il Mibtel lascia sul terreno solo lo 0,23 per cento, rientrando nell’ambito della normalità e facendo meglio delle altre piazze europee: Ftse 100, Cac 40 e Dax viaggiano su perdite intorno all’1 per cento.

Sono in particolare i minerari a tirare giù i mercati (stoxx -3,7%). Scappano tutti anche dal petrolio: il light crude perde quasi mezzo dollaro e scende nuovamente sotto i 61 dollari.


Ieri l’ex governatore della Fed Alan Greenspan ha lanciato l’allarme: “C’è il rischio di un atterraggio brusco. Troppa speculazione finanziaria, troppo indebitamento del Tesoro”. In effetti c’è un meccanismo di avvitamento tra Usa e Cina che non promette affatto bene. I capitali cinesi finanziano il debito americano, mentre l’alta liquidità Usa consente agli hedge fund di speculare in Cina. Con l’effetto di spingere le bolle, che sempre si creano quando un’economia cresce alla velocità che ha oggi Pechino.

Gli Usa hanno già esperienza di questo tipo di situazione. È stato così in parte con l’Europa a cavallo della prima guerra mondiale (ma il meccanismo era rovesciato e furono gli Usa a trovarsi grandi creditori del mondo all’inizio degli anni 20). E soprattutto è stato così con le crisi petrolifere. I paesi arabi facevano gran soldi col petrolio e li investivano in Europa e Usa. La grande liquidità ha prima in parte spinto la grande crescita degli anni 60 ma col tempo ha permesso agli istituti di credito il lusso di concedere prestiti senza tante garanzie e senza grosse preoccupazioni. Risultato: con la crisi petrolifera i nodi sono venuti al pettine. I paesi petroliferi da quel periodo hanno ereditato enormi debiti e le economie occidentali hanno faticato parecchio a riprendersi dopo la batosta di una stretta monetaria fortissima.

Questo genere di avvitamenti non è mai positivo. Ed è un po’ che non si verificano situazioni di questo tipo. La crisi del 1998 delle tigri asiatiche che si propagò attraverso la Russia fino all’America latina fu un processo a catena che fece saltare il tappo a situazioni economiche già in condizioni critiche. Ma non ci fu questo pericoloso corto circuito, questo percorso ricorsivo che rischia di innescarsi oggi.

Probabilmente è ancora presto, non è il caso di andare in panico, questa crisi sarà alle spalle entro poco perché la Cina ha ancora diversi anni di margine di forte crescita, magari con qualche storno. Ma, se la speculazione degli hedge fund non si fa più accorta, prima o poi la crisi colpirà e pagheremo tutti.

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