
Milano, piazza Affari - “Non c’è alcun contatto né interesse a una trattativa con Piaggio”. Federico Minoli, numero uno di Ducati, è stato deciso nella smentita di questo rumors che dava le due case motociclistiche prossime a un accordo e ha aggiunto “non prevediamo acquisizioni”: insomma la strategia è quella della crescita organica.
“Veniamo da un periodo difficile” ha ammesso Minoli, “ma questa è una nuova partenza per Ducati”. Il riferimento è chiaro a quanti seguono la compagnia: a fine 2005 il fondo Tpg a dicembre 2005 ha venduto le sue quote di controllo a un gruppo di fondi esteri. Da allora effettivamente la Ducati, che navigava in brutte acque, sembra essersi ripresa. La cosa è confermata dalla riduzione della perdita d’esercizio dai 41,5 milioni di euro del 2005 agli 8,5 dell’anno scorso e quella del debito da 137 a 54,2 milioni di euro. In generale la redditività del gruppo sta crescendo (l’ebit tornato positivo a 27 milioni e ha incrementato la sua marginalità sui ricavi) e la situazione patrimoniale sembra assai più equilibrata con un riduzione del rapporto debito/patrimonio da 1,18 a 0,28.
La cosa su cui da sempre la casa delle motociclette rosse preme è però la qualità del prodotto (il 65% del capex va al settore Ricerca e sviluppo). “Non abbiamo alcuna intenzione di concorrere nel mercato di massa” spiega con una nota d’orgoglio Minoli illustrando le linee guida del prossimo 2007. “Punteremo sul marchio, gli accordi di marketing e il settore corse - spiega – ma cambieremo il prodotto dal punto di vista del design e delle caratteristiche”. In effetti la Ducati ha appena deciso di riprendere la produzione per il mercato una moto gp, la Desmosedici, per vedere come va. I volumi di vendita attesi non sono elevati, ma la redditività del prodotto è alta.
Il nuovo gioiellino della società è la 1098, per la quale, dice Minoli, “siamo inondati dagli ordini”. In effetti una delle caratteristiche del bilancio della casa dei motori desmodromici è quella di avere aumentato le vendite e di avere avuto nei mesi scorsi anche qualche difficoltà a causa dell’impennata della domanda. In cassa ci sono comunque 80-90 milioni di euro di disponibilità finanziaria mentre la liquidità è sui 290 milioni di euro. A chi chiede se l’azionariato è stabile Minoli risponde con un “sì” molto tranquillo: “Hanno realizzato notevoli plusvalenze”.