
Quando si capisce che uno sta perdendo la partita? Quando inizia ad accusare l’avversario di scorrettezza, tira per la giacca l’arbitro e invoca l’intervallo. D’altra parte non è un caso che i fautori di Linux abbiano accusato per anni l’ingombrante azienda di Bill Gates di scorrettezze e furti di codice. Ora le parti sembrano invertite. I “pinguini” sono approdati ad un maggiore fair play mentre a Redmond pagano lautamente ampi spazi pubblicitari per dire che la borsa di Londra usa Windows e non Linux. Il che fa sapere agli utenti che non era affatto scontato e che loro temevano potesse accadere il contrario.
Ma il pinguino non è il pericolo principale o forse non il più immediato per Microsoft. Nel giro di pochi anni, e partendo da un modello di business completamente diverso, Google è arrivato a mettere seriamente in difficoltà la società di Bill Gates. Tanto che l’uomo più ricco del mondo ha sguinzagliato il proprio avvocato Thomas Rubin in un attacco diretto: il motore di ricerca di Larry Page e Sergey Brin ha un “atteggiamento arrogante” nei confronti del tema del copyright: “Certe società che non hanno un prodotto proprio da vendere guadagnano sui prodotti creati da altri ricevendo denaro sia dalla raccolta pubblicitaria che dai collocamenti in borsa”.
Rubin specifica infatti che “la posizione di Google è mettere a disposizione del pubblico ogni tipo di materiale protetto a meno che il proprietario del copyright non faccia debita richiesta”. Naturalmente l’azienda di Redmond quella autorizzazione la chiede prima e in effetti alla Microsoft spingono per l’introduzione dei drm (una tecnologia per la gestione dei diritti di visione e la protezione dalla copia) su tutti i file multimediali mentre Google glissa e sulla questione non si esprime.
Insomma, niente di particolarmente nuovo. Salvo che i deludenti risultati di vendita di Vista lasciano intravedere a Microsoft un futuro più fosco e la possibilità di perdere il dominio del mercato e per questo motivo il gigante alza la voce. Forse non è ancora caduto, ma senz’altro barcolla un po’.