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Bill Gates contro Google

Pubblicato: 07 mar 2007 da Yattaman

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Quando si capisce che uno sta perdendo la partita? Quando inizia ad accusare l’avversario di scorrettezza, tira per la giacca l’arbitro e invoca l’intervallo. D’altra parte non è un caso che i fautori di Linux abbiano accusato per anni l’ingombrante azienda di Bill Gates di scorrettezze e furti di codice. Ora le parti sembrano invertite. I “pinguini” sono approdati ad un maggiore fair play mentre a Redmond pagano lautamente ampi spazi pubblicitari per dire che la borsa di Londra usa Windows e non Linux. Il che fa sapere agli utenti che non era affatto scontato e che loro temevano potesse accadere il contrario.

Ma il pinguino non è il pericolo principale o forse non il più immediato per Microsoft. Nel giro di pochi anni, e partendo da un modello di business completamente diverso, Google è arrivato a mettere seriamente in difficoltà la società di Bill Gates. Tanto che l’uomo più ricco del mondo ha sguinzagliato il proprio avvocato Thomas Rubin in un attacco diretto: il motore di ricerca di Larry Page e Sergey Brin ha un “atteggiamento arrogante” nei confronti del tema del copyright: “Certe società che non hanno un prodotto proprio da vendere guadagnano sui prodotti creati da altri ricevendo denaro sia dalla raccolta pubblicitaria che dai collocamenti in borsa”.


D’altra parte Google e Microsoft rappresentano due modelli opposti nel periodo in cui il mondo è a metà del guado tra il vecchio mondo analogico in cui l’oggetto fisico e il prodotto artistico erano tutt’uno e il nuovo universo digitale, in cui i “frutti dell’ingegno” assumo molte forme e l’idea stessa di cosa realmente sia la loro proprietà è in fase di mutazione. Google è interessato alla diffusione dei contenuti senza troppi problemi perché è su quella che guadagna. Microsoft, al contrario, cresce sulle vendite del proprio software e dei contenuti di terzi sui propri portali.

Rubin specifica infatti che “la posizione di Google è mettere a disposizione del pubblico ogni tipo di materiale protetto a meno che il proprietario del copyright non faccia debita richiesta”. Naturalmente l’azienda di Redmond quella autorizzazione la chiede prima e in effetti alla Microsoft spingono per l’introduzione dei drm (una tecnologia per la gestione dei diritti di visione e la protezione dalla copia) su tutti i file multimediali mentre Google glissa e sulla questione non si esprime.

Insomma, niente di particolarmente nuovo. Salvo che i deludenti risultati di vendita di Vista lasciano intravedere a Microsoft un futuro più fosco e la possibilità di perdere il dominio del mercato e per questo motivo il gigante alza la voce. Forse non è ancora caduto, ma senz’altro barcolla un po’.

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