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Capitalia e i piani di Geronzi

Pubblicato: 13 apr 2007 da Ferry Boat

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Si sono serrati i ranghi in Capitalia. Il presidentissimo Cesare Geronzi ieri ha ottenuto dal board della banca capitolina l’esclusiva facoltà di gestire le scelte strategiche del gruppo e di trattare per eventuali operazioni di fusione e acquisizione che lo riguardino. A questo punto il ruolo di Matteo Arpe, il combattivo amministratore delegato a cui molti attribuiscono le ottime performance di Capitalia negli ultimi anni e il quadruplicato valore delle sue azioni, appare incapsulato. A lui sono state date le deleghe per la gestione della politica industriale della banca, ma i suoi poteri in termini trattative per eventuali merger sono stati di fatto eliminati e non è un caso che ieri il giovane manager si sia astenuto su cinque dei sei punti votati dal cda e abbia abbandonato la riunione al momento della votazione.

Il mercato a questo punto si interroga però sui piani di Cesare Geronzi per il futuro. Il presidente di Capitalia a questo punto, secondo diversi osservatori, potrebbe mirare alla prima poltrona di Mediobanca o addirittura a quella di Generali. A Piazzetta Cuccia Geronzi ricopre già l’incarico di vicepresidente (Capitalia è il maggiore azionista diretto della storica banca d’affari) e tramite questa partecipazione Capitalia esercita già una forte influenza sulle scelte del Leone di Trieste.


Forte dell’appoggio e dell’amicizia di Emilio Botin, guida del Santander e nuovo socio di Capitalia, e di Vincent Bolloré, che ha un ruolo di peso nella compagine azionaria di Mediobanca, Geronzi a questo punto potrebbe ridisegnare gli assetti dell’alta finanza italiana.
Qualunque piano dovrà passare però dalle scelte di piazza Cordusio: Unicredit è infatti azionista di peso della stessa Mediobanca e senza il suo assenso non si va da nessuna parte; tuttavia non è detto che un accordo si possa trovare. Si tratta di un gioco ai massimi livelli insomma che non è privo di rapporti con le partite più importanti del credito europeo.

Recentemente infatti Abn Amro, la banca olandese che è il primo azionista singolo di Capitalia, ha aperto delle trattative per una fusione con gli inglesi di Barclays e questo ha fatto ipotizzare la possibilità di una cessione del paccheto di azioni dell’8,59% di Capitalia a terzi.

Nella partita è poi entrata informalmente una cordata guidata dalla Royal Bank of Scotland e dal Santander (sì, proprio la banca di Emilio Botin) che sarebbe interessata a contrastare l’offerta o a contrattare una cessione degli asset olendesi in Italia (Antonveneta per intero e la fetta di cui sopra di Capitalia). Gli interessi italiani del Santander, uscito scottato dalla fusione Intesa-Sanpaolo e in cerca di vendetta, non sono d’altra parte una novità dell’ultimo momento. Non è perciò da escludere un ingresso spagnolo più deciso in questa partita. La domanda a questo punto rimane una sola. Di questo filo che collega Capitalia, Mediobanca e Generali l’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo cosa penserà?

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