Barclays e Abn Amro pronti alle nozze

pubblicato: lunedì 23 aprile 2007 da riva

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Abn Amro convola a nozze con Barclays. La notizia comunicata al mercato stamattina presto sembra così stroncare le proposte di Royal Bank of Scotland-Santander-Fortis che fino a qualche giorno fa avevano lanciato l’appetibile proposta di 40 euro per ogni azione olandese. Il comunicato congiunto spedito dalle due banche a cavallo della Manica propone 36,25 euro per ogni azione Abn Amro, ma il progetto è, come già noto al mercato, molto forte da un punto di vista industriale. Inoltre una serie di elementi sembrano lavorare a favore di un battesimo della nuova Barclays, nonostante la ricca controfferta.

L’accordo con la Bank of America che comprerà La Salle per 21 milioni di dollari, per esempio; la sede fissata ad Amsterdam o il vertice affidato John Varley, l’amministratore delegato di Barclays che sarà il numero uno del neonato colosso, sono tutti dettagli che fanno capire come il piano sia ormai definitivo. Non meno significativo il silenzio di The Children Investment fund (azionista ribelle di Abn Amro) o della cordata del Santander sulla vicenda.
Insomma sembra che i giochi siano fatti e che la nuova Barclays composta al 52% dalla vecchia e al 48% da azioni Abn Amro sia pronta alla fusione. Rijkman Groenink (in foto), presidente di Abn Amro e autore delle sue conquiste in Italia, ha commentato così il nuovo accordo : “Questa proposta di fusione si adatta bene al nostro obiettivo di creare un significativo e sostenuto valore per gli azionisti”. In realtà gli azionisti si dovranno accontentare di un’offerta inferiore ai corsi di borsa, sebbene questi siano pompati dalle speculazioni dei giorni scorsi.

Tuttavia bisogna anche dire che la ricca controfferta di Rbs-Santander-Fortis sembrava un po’ improvvisata e che anche la politica, con la Banca centrale d’Olanda che esprimeva perplessità evidenti su questa seconda possibilità, sembrava essersi messa di traverso.

Alla fine salteranno 12.800 posti su un totale complessivo di 217 mila, ma nascerà la seconda banca d’Europa per capitalizzazione di borsa e il nuovo istituto avrà posizioni di dominio globale in diversi settori.

E in Italia? In Italia sarà tutto molto complicato. In gioco c’è la poltrona di primo azionista di Capitalia e soprattutto la proprietà di Antonveneta. Quest’ultima in particolare potrebbe essere messa in vendita, secondo alcuni osservatori, con un target price fra i 9 e i 9,5 miliardi di euro. Per altri anche la quota in Capitalia potrebbe essere ceduta, sebbene i vincoli del patto di sindacato la leghino agli altri pattisti. Per entrambi i casi va però ricordato che sia Barclays che Abn Amro hanno finora puntato molto sul nostro mercato e non si capisce perché debbano ritirarsi ora che hanno anche una potenza di fuoco maggiore.

Resta insomma da vedere cosa farà il nuovo management britannico e in che modo gestirà gli asset dei due gruppi in via di fusione. Capitalia è ancora single in un mercato assai competitivo (tanto che qualcuno ha pure scommesso su una sua prossima offerta-fusione con la stessa Antonveneta). Di certo Cesare Geronzi, il presidente di Capitalia che è molto amico di Emilio Botìn (numero uno del Santander) avrà in queste ore mille pensieri. E un diavolo per capello.

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