
“Il dottor Padoa-Schioppa mi ha telefonato come ha fatto con tutte le società interessate alla vicenda Telecom per sapere qual era la nostra posizione. Non ci sono state pressioni per un nostro intervento”. Bernheim ha tirato il sasso nello stagno e ritirato la mano, oppure i giornalisti hanno forzato le sue parole. Di certo ormai la questione è irrilevante, anche se forse non è solo un caso che proprio Generali, di cui Antoine Bernheim è presidente, è anche la società che sta appoggiando di più il cambio di proprietà di Telecom Italia con una cifra di 1,37 miliardi di euro a fronte di impegni minori della propria controllante Mediobanca e di Intesa Sanpaolo.
Proprio queste due banche sulla carta tirano fuori ciascuna 522 milioni per pagare a 2,82 euro per ogni azione Telecom e salvarne l’italianità. Ciò dimostra che i due contrastanti big della finanza nazionale Geronzi, vicepresidente di Mediobanca (e presidente di Capitalia suo maggiore azionista), e Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, possano e sappiano andare d’accordo. Il sistema ha reagito insomma, e ha espulso Tronchetti perché, sono parole sue, “non organico”.
A questo punto Telco, la nuova società che controllerà Telecom con una quota del 18% (a cui però vanno aggiunte le quote di Generali e Mediobanca nel gruppo) avrà un board con sei rappresentanti delle banche e altri quattro rappresentanti di Telefonica, la socia spagnola che si è dimostrata ragionevole e ha ottenuto in cambio uno sconto da 2,92 euro a 2,85 euro ad azione Telecom: tre centesimi in più delle banche, ma sette in meno dell’offerta che aveva fatto insieme ad At&t. Nel board di Telecom avrà però solo due rappresentantimentre gli italiani saranno complessivamente 13. Almeno così calcola il Sole 24 Ore di ieri.
Gli americani non hanno battuto ciglio, anzi, pur evidenziando un maggiore interventismo dello Stato che nel loro paese (ma sarebbe bello sapere cosa farebbero se qualcuno lanciasse un’offerta sulla stessa At&t o su Microsoft), hanno mantenuto un certo stile. Cosa succederà a questo punto e quanto costeranno in tempo e denaro i futuri investimenti sulla rete (si parla di una cifra molto variabile fra i 6,5 e i 10 o più miliardi) è ancora presto per dirlo.
Di certo ha ragione il presidente di Assogestioni Marcello Messori quando constata che i piccoli azionisti sono stati scavalcati e che la società ancora una volta è passata di mano senza che ci fosse un’opa. Il fatto che poi, sembra, nessun imprenditore avesse in Italia le spalle abbastanza larghe per una simile impresa è un’obiezione che non pensiamo consolerà il parco buoi. Oggi il mercato si tiene freddo o addirittura vende, è il caso di Telecom e pure di Pirelli: in fondo l’italianità di Telecom l’hanno pagata proprio i piccoli di piazza Affari.
fransaverio
01 mag 2007 - 14:26 - #1Il fatto veramente grottesco è questo: Olimpia ha venduto alla nuova società, nella quale possono entrare nuovi soci senza comprare le azioni sul mercato. Il parco buoi è sempre fuori dalla festa dove altri ”mangiano e bevono”
marisa
01 mag 2007 - 15:56 - #2Sono completamente d’accordo con te, e veramente arrabbiata per il denaro perso come piccolo investitore,nel perverso ingranaggio di questa società. Ora pero’ salviamo il salvabile, secondo la tua opinione meglio vendere tutto,perdendo il 20% (che per me è veramente tanto) o aspettare non so, a questo punto, in un miracolo!!!!
Giovanni B.
01 mag 2007 - 17:38 - #3Gli spagnoli difficilmente potranno fare peggio del Tronchetto. Ora aspettiamo nuovi manager che diano una direzione vera alla società. Fuori i buora, i ruggero, i castelli, i bracco, i pileri etc etc i risultati sicuramente verranno!!!