
Un risiko così nel settore dei mass media non si vedeva da tempo. La canadese Thomson ha ufficializzato la sua offerta da 12,94 miliardi di euro su Reuters. Per ogni azione Reuters il gruppo guidato da , Richard Harrington offrirà 252,5 pence e un concambio di 0,16 azioni Thomson: in totale ai cambi correnti fanno 705 pence ossia un premio del 43 per cento.
Si tratta di un’offerta più che appetitosa per la storica agenzia stampa, ma, come noto, la fondazione che vigila sulla sua iondipendenza potrebbe esercitare una golden share che impedirebbe l’affare. In realtà l’opa si configura come amichevole e i 500 milioni di dollari di sinergie annuali sono sicuramente un incentivo a questa fusione che potrebbe creare un valido concorrente per Bloomberg, l’attuale numero uno della comunicazione finanziaria nel mondo. A Tom Glocer, il ceo di Reuters, è già stato offerto il posto di amministratore delegato del nuovo colosso e l’occasione sembra ghiotta, ma già sfruttata dal mercato che ha portato a un bel rialzo i titoli dell’agenzia. Di non minore peso l’offerta di Murdoch che ha messo sul piatto 5 miliardi di dollari per il Dow Jones, la società dei celebri indici di borsa e soprattuto l’editore dell’autorevole Wall Street Journal.
Si tratta per gli azionisti di 60 dollari ad azione che rappresentano un premio di oltre il 60% sulle quotazioni di borsa e che potrebbe spezzare la compattezza dei principali azionisti del gruppo rappresentati in gran parte dai membri della famiglia Bancroft che detiene oltre il 50% del capitale. Una ulteriore spinta al mercato delle comunicazioni viene dai colloqui in corso fra Microsoft e Yahoo. Ci si chiederà che c’entra la gara per superare Google con quella per la conquista di questo o quel content provider (la definizione british di quello che una volta era chiamato editore). In effetti le due cose sono tutt’altro che separate: basta per esempio guardare all’Italia e notare come alla stessa proprietà facciano riferimento La7 (editore) e Telecom (telefoni e tanto altro), oppure Dada (Internet a 360 gradi noi compresi) e Rcs (editore di importanti testate che spaziano dal cartaceo alla radio). Scoppierà il risiko dei media anche in Italia? Sicuramente no. E nel resto d’Europa? La risposta è la stessa. Certo si tratta di settori in grande evoluzione e in accesissima competizione. Il modo di trattare l’informazione, così come il mezzo con cui veicolarla sono in vulcanica evoluzione. L’approdo finale è assolutamente incerto. Il famigerato merger europeo che dovrebbe ridurre entro le dita di una mano i grandi dell’informazione europea probabilmente è già cominciato (basta pensare a telefonica in Telecom o all’offerta di Mediaset su Prosieben Sat per restare su una prospettiva italiana), ma di certo le contrapposizioni politiche e il ruolo che nel bene e nel male i giornali, le radio e le tv rivestono nelle democrazie saranno materia di discussione politica oltre che economica. Difficile dire se il mercato avrà l’ultima parola.