
Quella che qualcuno chiama la quadratura del cerchio passa da un caffé ieri pomeriggio fra il ministro degli Esteri Massimo D’Alema e Giovanni Bazoli, il grande architetto di Intesa Sanpaolo. Al centro della conversazione la fusione più sgradita che la Santa Intesa potesse immaginare: Capitalia che va a nozze con Unicredit. Una pioggia di segnali in tal senso è caduta ieri sul mercato. Alessandro Profumo, mentre raccontava agli analisti il brillante primo trimestre di piazza Cordusio, ha ammesso che una integrazione amichevole con Capitalia potrebbe creare valore e avrebbe un senso. Una riapertura a possibili acquisizioni che ha riempito le colonne dei giornali di oggi e a cui Profumo ha corroborato confermando contatti (non negoziati però) sia con Capitalia che con la francese Societe Generale, della quale si era già discusso parecchio nelle ultime settimane.
A dare concretezza all’ambizioso progetto di fusione fra via Minghetti e piazza Cordusio ha contribuito poi la nuova di una consulenza affidata da Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, a Claudio Costamagna, banchiere molto noto in Italia e in Europa sia per il ruolo di primo piano ricoperto fino all’anno scorso in Goldman Sach’s sia per il continuo riemergere del suo nome in molte vicende chiave della finanza nostrana.
Se un pezzo da novanta come Costamagna scende in campo, è il ragionamento che in molti hanno fatto, vuol dire che in pentola bolle qualcosa di grosso. E come negarlo visto che una neonata Unicredit-Capitalia controllerebbe il 20,6% del capitale circa di Generali, ossia di quella che alcuni chiamano ancora la “Cassaforte d’Italia”?
I retroscena sono lineari. La maxifusione godrebbe da tempo di un vigoroso appoggio politico anche perché permetterebbe in un colpo solo di salvare l’italianità di Capitalia e Generali da montanti mire straniere. Lo stesso vale per l’appoggio di Banca d’Italia, che avrebbe già sponsorizzato il merger in passato. Su tutta la vicenda brilla il marchio di Goldman Sach’s: Mario Draghi, Romano Prodi, Claudio Costamagna e molte altre comparse di questo dramma hanno o hanno avuto legami con la potente banca d’affari.
D’altra parte un merger di questo tipo, capace di sistemare mezza finanza italiana in un colpo solo, avrebbe sicuramente bisogno dell’appoggio di tutto il sistema per sfociare in qualcosa di concreto. Di certo ieri D’Alema ha dovuto spiegare a Bazoli la visione, il senso di questa megaoperazione. Sicuramente si saranno fatti anche quattro calcoli sul prezzo dell’assenso di Intesa Sanpaolo: per un simile terremoto il patto di sindacato di Mediobanca (di cui Capitalia ha il 9% circa e Unicredit l’8,2%) prevede la cessione di partecipazioni e qualcuno già scommette su un prossimo ingresso di Bazoli a piazzetta Cuccia.
La soluzione del puzzle porterebbe insomma sotto il tricolore molte aree a rischio della finanza italiana. In questo complesso panorama si ambienta perfettamente la visita compiuta stamattina da Cesare Geronzi (presidente di Capitalia e numero due di Mediobanca) ad Alessandro Profumo. Un’ora circa per tracciare tratti più definiti per un nascituro gigante del credito italiano? Durante le scorse settimane la vicenda di Abn Amro, prima azionista di Capitalia, contesa dalla britannica Barclays e dal trio Rbs-Santander-Fortis, deve avere turbato profondamente Cesare Geronzi. Forse, come ipotizza qualcuno, alla fine il potente presidente di Capitalia ha avuto timore che la sua banca stesse per essere conquistata dallo straniero.
Bobo
12 mag 2007 - 09:04 - #1Sicuramente conviene ai clienti di Capitalia, visto che i costi del c/c sono molto più alti di unicredit. Non ci saranno troppe sovrapposizioni di sportelli?
alex11
13 mag 2007 - 11:16 - #2Bisogna considerare i costi di tutti i servizi, non solo il c/c. Ad esempio, i mutui BIPOP sono tra i più convenienti tra le banche tradizionali.
Come banca ho Fineco, un bel gioiellino, speriamo che non la mandino in malora. :(
Per quanto le sovrapposizioni, sono molto limitate visto che Capitalia è forte al sud mentre Unicredit al Nord.
pellegrino
17 mag 2007 - 14:00 - #3MA SCUSATE, LE UNIONI O FUSIONI NON CREANO DI FATTO MONOPOLI E LOBBY CHE RIDUCONO LA CONCORRENZA A DANNO DEGLI UTENTI? MENO MALE CHE LA SCIENZA IN SENSO LATO STA INTRODUCENDO SISTEMI PIU’ COMPETITIVI COME “ZOPA”. SI PREVEDONO TEMPI DURI PER LE BANCHE ITALIANE LA CUI “ANOMALIA TUTTA ITALIANA”, DIREBBE QUALCUNO CHE HA GIA’ COMBATTUTO CONTRO LE CORPORAZIONI, SONO TUTTI QUEI COSTI SUI CONTI CORRENTI DEGLI UTENTI CHE LE BANCHE D’EUROPA NON RICHIEDONO.
Prof. Stramone
29 ago 2007 - 08:37 - #4Un Gigante dentro la pancia
Che dire della mamma del Tirannosaurus Rex quando si trovava incinta? E cosa dire ancora se dentro la pancia invece di un uovo solo se ne trovava due o tre o addirittura quattro ?
Le uova in questione hanno un nome ben preciso, sono Unicredit, Capitalia, e poi Mediobana ed ancora Generali.
Oggi, fine agosto, vediamo questi bellissimi titoli a picco nel mercato. Non è certo colpa di Alessandro Profumo, che mha fatto tutto il possibile per intervenire in positivo. E neppure di cesare Geronzi oppure di Matteo Arpe, ciascuno di loro ha fatto la loro parte.
Le uova sono ancora dentro la pancia della dinosauressa, meglio piccoline, si partoriscono meglio!
Ma dovrà venire il momento in cui ciascuno di questi ovetti dovrà pur schiudersi. Sappiamo che uno, Capitalia , uscirà dal mercato, e che Unicredit ne succhierà la linfa.
C’è solo da augurarsi che tutto questo avvenga in maniera naturale, senza l’intromissione negativa dei politici della mediocrità (penso alle mostruose interferenze di Alitalia).
Ed allora gli ovetti diventeranno tre bei dinosauri, senza aver ucciso nessuno.
Conosciamo il Target Price di ciascun titolo, ciascuno di essi in questo momento, fine agosto 2007 , è fortemente sottovalutato, in percentuale persino del 20 o più .
Un’opportunità per chi è liquido, un momento di freddezza per chi ne possiede un quantitativo decente , è l’unica mossa possibile.
E ci rivedremo ad Ottobre !
Molte cordialità.
Prof. Stramone Fottecchi
Prof. Stramone Fottecchi
07 set 2007 - 11:18 - #5Profumo di puzzole.
Il Dottor Alessandro Profumo ha progettato un eccellente piano industriale per Unicredit, espansione ad est ed acquisizione delle banche anche in Russia, investimento in pepite d’oro ed allargamento verso l’America con nuovi Fondi.
Ebbene, tante buone intenzioni non sono state per nulla comprese dal mercato, che sta in questo momento svilendo il titolo ad almeno 300 punti base al di sotto del suo valore di mercato.
C’è da chiedersi un perchè.
Generali, molto più modestamente ha avviato un’operazione di Buy back, e sta galleggiando nella tempesta di questi giorni.
Come mai il dottor Profumo non interviene direttamente in un momento così delicato ?
Il completamento della fusione è vicino, Ottobre, ed anche il delisting di Capitalia.
Ed allora succederà qualcosa?
Gli investitori stanno fuggendo, il danaro è costantemente al di sotto della lettera da un tempo assai lungo.
Forse le pepite d’oro possono attendere, il mercato ha bisogno di certezze particolarmente in momenti di insicurezza.
Quando la nave traballa e le onde si fanno alte, è il Comandante a prendere il timone, non un mozzo qualsiasi.
Molte cordialità.
Prof. Stramone Fottecchi
Damiano
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