Tutti in fila per Generali

pubblicato: martedì 22 maggio 2007 da riva

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Brutta giornata per Generali in borsa. Non solo il titolo del Leone di Trieste è stato sospeso per eccesso di ribasso (perdeva più del 9%), ma in queste ore le vendite lo portano di quasi un punto e mezzo percentuale sotto l’apertura. La sospensione al ribasso potrebbe essere stata dettata da un errore tecnico nell’operato di qualche trader, ma bisogna dire anche che i volumi elevati di oggi costituiscono un motivo di dubbio sulla contemporanea presenza di ben altre manovre. Di certo non si tratta di manovre russe, visto che il rumor che riguardava l’acquisto di una quota fino al 40% della banca russa Igosstrakh è stato smentito dalla compagnia presieduta da Antoine Bernheim.

Più probabile che le parole di Giovanni Bazoli sull’autonomia di Mediobanca (e quindi di Generali che ha il suo maggiore azionista proprio in piazzetta Cuccia) abbiano un po’ disorientato chi puntava sulla coppiata Unicredit-Generali battezzata da Cesare Geronzi. Una tensione uscita allo scoperto con le parole dello stesso Bazoli, che, in quanto presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato in un’intervista rilasciata al direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli, la necessità di mantenere indipendenti sia Mediobanca che la stessa Generali.

Il motivo? Semplice: Generali è il maggiore partner assicurativo e industriale di Intesa e quindi non può essere controllata dal suo maggiore concorrente. Insomma, anche se gli accordi sono chiari e prevedono la cessione a terzi del 9% di Mediobanca “avanzato” alla fusione Unicredit-Capitalia, Bazoli teme un cattivo scherzo e richiama le parti a rispettare gli accordi. Scartata anche l’ipotesi di un acquisto diretto della quota di Mediobanca da parte della stessa Intesa Sanpaolo. “Abbiamo letto che che questa ipotesi è stata esclusa in ragione del conflitto di interessi. Noi siamo d’accordo, ma le stesse considerazioni dovrebbero valere anche per gli altri istituti di credito”, ha detto Bazoli.

Alla fine il paradosso è davvero gustoso. In mezzo a scatole e scatoloni che servono soltanto a nascondere la mancanza di azionisti di peso in tante strategiche società italiane non riescono a raccapezzarsi neanche quelli che nel fare girare queste scatole cinesi sono dei maestri. Certo almeno Bazoli ha il coraggio di dire apertamente che l’italianità di Generali è un valore. D’altra parte lo stesso Antoine Bernheim, presidente della compagnia assicurativa, ha dichiarato ieri che Axa sicuramente in passato ci aveva fatto un pensierino, anche se stava progettando un’offerta amichevole. La presenza francese nel gruppo non sarebbe di certo una novità e questo rende il problema sempre più chiaro. Se i galli italiani che si scornano per Generali diventeranno troppi, sarà facile che finiscano in brodo e che alla fine la compagnia assicurativa finisca nelle mani di qualche big della finanza internazionale. Questo almeno è razionale in una logica di mercato: ovviamente che poi la politica abbia voce in capitolo è inevitabile pensarlo.

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