
Prove di nozze per Ascopiave e Acegas. Tutto è cominciato dalle parole di Gildo Salton, presidente di Ascopiave, che ha rivelato che entro 15 giorni Veneto Sviluppo, la finanziaria regionale presieduta dalla dinamica Irene Gemmo, metterà insieme intorno a un tavolo le società municipalizzate del Nord Est per parlare di fusioni. A quel tavolo si sederanno per avviare i primi contatti i rappresentanti delle due big regionali dei servizi Ascopiave e Acegas, ma anche le municipalizzate di Vicenza, Rovigo, Venezia e forse Verona.
Il risultato dovrebbe essere la nascita di una società dei servizi grande abbastanza da non risultare perdente nella futura battaglia fra le multiutility nazionali e anche internazionali. Per ammissione dello stesso Salton è stata la faticosa fusione fra Aem (Milano) e Asm (Brescia-Bergamo) a portare all’ordine del giorno la necessità di creare un polo Veneto dei servizi. Già da tempo in molti avevano evidenziato come il Veneto fosse, tra le grandi regioni del Nord Italia, l’unica a non avere ancora un polo di dimensioni almeno regionali. Una dopo l’altra sono nate Hera, Iride e ora Asem (Aem+Asm): qualcuno a Venezia si sarà chiesto, “E noi?”.
D’altra parte l’intervento sul nostro mercato anche di operatori stranieri - a parte gli “storici” francesi di Edison, hanno fatto di recente capolino giganti come Gazprom ed Edison - ha finito per generare delle tensioni e in molti vedono quest’ondata di fusioni come un effetto della liberalizzazione del mercato e della tensione sui prezzi.
Sicuramente è ancora presto per parlare di un progetto ancora tutto da definire. Considerando soltanto la fusione fra Ascopiave e Acegas (entrambe quotate a Piazza Affari) in ballo c’è un gruppo del valore di mercato di 900 milioni di euro.
Nel frattempo il mercato sembra non apprezzare la novità e orienta alle vendite i due titoli: Ascopiave perde in queste ore circa lo 0,31% portandosi a quota 1,93 euro per azione e Acegas perde invece quasi due punti portandosi a quota 8,5 euro.