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Borse in amore: la City corteggia Borsa Italiana

Pubblicato: 21 giu 2007 da Ferry Boat

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La targhetta della Freedom of the City of London impegna i destinatari a “mantenere rapporti costruttivi e forieri di sviluppo” con la città Londra. Ma quando lo scorso 26 settembre in una solenne cerimonia ne è stato insignito Massimo Capuano, numero uno di Borsa Italiana e della federazione delle borse mondiali (Wfe), probabilmente nessuno poteva immaginare quanto quella scritta fosse profetica. In molti, allora come oggi, non avrebbero mai immaginato la possibilità una fusione fra Borsa Italiana e il London Stock Exchange. Certo sembra ingiusto affermare che Capuano ha appreso un po’ di internazionalismo da Draghi, visto che sono mesi che prova a portare a vanti una fusione internazionale. Senza successo ci ha provato con Euronext e con Deutsche Borse e alla fine ha dovuto ripiegare sulla potentissima Borsa di Londra.

Il Nasdaq sfortunato pretendente della City non avrà di certo preso bene la notizia, la sua quota del 30% nel London Stock a questo punto sembra destinata a diluirsi. Anche se sembra difficile che il maggiore azionista diretto di questa società non possa bloccare un’operazione sgradita.

Di certo questo progetto ancora da definire e che oggi stesso sarà probabilmente l’argomento principe delle riunioni di Borsa Italiana e dell’Lse non sembra molto convincere il mercato inglese che sta portando al ribasso le azioni della City (non solo è quotata, ma ha un flottante di oltre il 65%) di quasi l’1,3% (ma bisgona dire che non è una bella giornata per le borse in generale). In attesa della risposta degli azionisti di Borsa Italiana (in pratica le banche italiane) al progetto di Capuano forse però può giovare riassumere quello che è trapelato finora.

Ieri a New York veniva dettato un comunicato del Nyse, la borsa della Grande Mela, che rivelava da parte di Borsa Italiana l’esercizio di un’opzione call sulle azioni dell’Mts, ossia della piattaforma su cui sono scambiati in Italia i titoli di Stato. In realtà a passare di mano sono state delle quote della holding che di Mts controlla il 63,1 per cento e l’esercizio della call era un diritto di Borsa Italiana legittimato dal fatto che quell’accordo era stato stretto con Euronext e prevedeva il diritto al riacquisto delle quote in caso di passaggio di proprietà di una delle due parti.

Poiché Euronext è stata conquistata dal Nyse Borsa Italiana ha esercitato la call. Ovviamente si tratta di un alibi. Quello che infatti Capuano vuole è accrescere la massa critica di Borsa Italiana per permetterle di avere il maggior peso possibile nelle trattative con Londra. Quello che infatti da subito traspare è che Borsa Italina vien comprata dalla City. Le dimensioni dei due soggetti sono troppo distanti: basta pensare che a Londra sono quotate 3.249 società contro le 291 quotate a Milano e che il bilancio annuale chiuso lo scorso 31 marzo dalla City riporta ricavi per quasi 350 milioni di sterline, pari a circa 520 milioni di euro, contro i 278 milioni fatturati da Piazza Affari lo scorso anno 2006. Il quotidiano di confindustria oggi ipotizza che venga trovato per quanto riguarda la governance un accordo che garantisca il 60% del board a Londra e il restante 40% a Milano, ma sembra una previsione un po’ ottimistica. Anche se Borsa Italiana venisse valutata dal deal 1,5 miliardi di euro (come è successo in una recente vendita di titoli di Piazza Affari da Uncredit a Banca Sella) e anche se i servizi di post trading che a Milano fanno e a Londra no sono un notevole valore aggiunto, comunque è probabile che, se l’accordo sarà fatto, il potere finisca in gran parte in mercati londinesi. Resta inoltre l’ipotesi di una controfferta del Nyse per Milano, ma si tratta anche in questo caso di indiscrezioni non confermate dai diretti interessati. Di certo il risiko bancario dell borse è ricominciato. E stavolta da Milano.

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