
Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamo
Il risiko elettrico si riaccende. Dopo la recente fusione tra Aem Milano e Asm Brescia, è stato il positivo debutto a Piazza Affari di Enìa, la società nata dalla fusione tra le ex municipalizzate di Piacenza, Parma e Reggio, a riportare l’attenzione sulle utilities. La matricola guarda ora alla possibilità di un’aggregazione con un player più grande. “Con questa dimensione non saremo molto probabilmente predatori” ha osservato il vice presidente Marco Elefanti. “Ci metteremo al tavolo con Bologna, ma anche con altri interessati” ha dichiarato il manager, confermando le voci di un interesse per la municipalizzata emiliana da parte di Hera.
Tra le pretendenti ci sarebbe però anche Aem-Asm che tra l’altro sta proseguendo le trattative con la russa Gazprom per la fornitura di gas per più di 1,8 miliardi di metri cubi all’anno con l’obiettivo di arrivare al closing dell’accordo entro fine anno. La “scelta del duale”, con un consiglio di sorveglianza riservato ai soci pubblici, ha spiegato Renzo Capra, prossimo presidente del consiglio di sorveglianza di Aem-Asm, è stata fatta anche in vista di nuove aggregazioni.
Crescere è infatti una scelta obbligata “per difendere il nostro futuro” in un mercato “europeo”. È per questo che, a margine di un incontro sull’energia presso l’università Bocconi, il manager ha invitato le ex municipalizzate del Nord a fondersi “il più presto possibile” in un nuovo megapolo.
Enìa ha comunque precisato che deciderà non prima dell’autunno, quando si conoscerà anche il piano industriale di Aem-Asm.
Da parte sua, Hera guarda con interesse ad una possibile fusione anche con la romana Acea o con l’asse ligure-piemontese costituito da Iride. I tempi ormai stringono, visto che tra una settimana si riunirà il patto di sindacato che riunisce il 51% del capitale della società bolognese. I Comuni principali azionisti saranno chiamati a decidere in merito proprio alle alleanze e in particolare sulla eventualità di dare mandato al Cda di avviare le trattative con Acea, che risulta ad oggi il pretendente più accreditato.
Nel caso fosse quest’ultima soluzione quella scelta da Hera, Iride non si troverebbe tuttavia spiazzata: la società ha già annunciato infatti che, se non trovasse un partner italiano, potrebbe guardare anche all’estero.
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