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La Borsa ai raggi X: servono nuove strategie

Pubblicato: 31 lug 2007 da Ferry Boat

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Riceviamo da Cesant e con piacere pubblichiamo

Sulle pagine di economia di Alice (l’ex storico Virgilio) c’è un servizio tanto utile quanto interessante. Si tratta di un rettangolo che rappresenta la Borsa di Milano ed è diviso in tante parti quante sono le società e in maniera proporzionale alla rispettiva capitalizzazione. Le società dello stesso settore sono a loro volta riunite in sottoinsiemi in base al settore di appartenenza e poi ogni società ha un colore che varia dal rosso fuoco al verde “speranza” in base all’andamento del titolo in quella giornata.

Da una prima occhiata si vede che il settore bancario la fa da padrone e che, dentro il settore bancario, i due colossi la fanno da super-padroni (anche senza la futura fusione di Capitalia e CRFirenze).

La buona UBI e lo stesso Banco Popolare (pur essendo considerate “grandi banche” e pur avendo ricevuto giudizi positivi unanimi sulle loro
recenti fusioni) sembrano dei “nani” e quindi, di conseguenza, nani ancora più piccoli sembrano le varie BPM, BPSondrio, etc.

È di questi giorni la notizia di un’allenza anglo-cinese che, pur essendo solo alle sue prime battute, cambierà radicalmente il nostro modo di concepire il sistema finanziario.

Se i cinesi investono in Europa è perchè hanno valutato di poterne trarre profitti anche “spostando” (e non è poco!) i lavori di back-office da loro (e allora le lunghe trattative sugli esuberi della nuova
BancaIntesa sembreranno dei “piccoli” problemi a confronto).

La stagione delle grandi fusioni (comunque positiva anche se MPS, Credem e Carige ne sono rimaste fuori e il progetto di BPM è fallito) non appena chiusa è già superata. Adesso, armati di santa pazienza, ci si deve di nuovo mettere al tavolo e studiare fusioni europee se si vuole sopravvivere
alla “Grande Tigre” cinese.

Il triangolo Roma-Parigi-Berlino (anche se sarebbe meglio dire Milano-Francoforte-Parigi) si dovrà necessarimante fare carico di divenire la nuova avanguardia europea nel settore finanziario ed essere il centro di una struttura ramificata verso la Spagna, il Benelux e l’Europa dell’Est
(per ora gli inglesi staranno volentieri alla porta, ma più passa il tempo senza un loro coinvolgimento e prima dovranno “ingoiare” l’euro).

Per avere però un ruolo leader nel processo di M&A europeo il sistema bancario italiano dovrà prima necessariamente essere interessato da una
nuova stagione di sposalizi in regime di comunione di beni e non di semplici unioni di fatto sul “falso” modello federale simile a quello che avrebbe dovuto interessare Milano-Modena.

Nel nuovo giro devono però entrare in gioco soprattutto le banche non quotate quali la Pop. Vicenza, la Pop. Bari, la CrFerrara e tutto il
mondo cooperativo; il loro futuro è segnato: o la fusione con istituti già quotati oppure la loro quotazione diretta.

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