Il future S&P/Mib sta giocando pericolosamente da alcune sedute con la linea di tendenza rialzista tracciata dal minimo di agosto 2004, linea passante a 40000 circa. Il sostegno offerto dalla trend line è l’ultimo appiglio al quale il derivato può aggrapparsi per evitare di proseguire la discesa iniziata con il top di maggio. I prezzi hanno già violato infatti a fine luglio la media mobile a 52 settimane, un evento che non si verificava (in termini di chiusura di ottava) dall’agosto 2004. Fino a che la soglia dei 39000 punti viene rispettata la fase ribassista disegnata nelle ultime settimana può essere vista come la correzione del rialzo dai minimi del giugno 2006, rispetto al quale area 39000 rappresenta il 50% circa di ritracciamento. Discese al di sotto di questo supporto, soprattutto tenendo in considerazione la serie di segnali di debolezza precedentemente inviati, costituirebbero un momento delicato per il future. In quel caso infatti tutta la fase disegnata dal top di febbraio 2007 potrebbe essere letta come un’ampia distribuzione, la preparazione all’avvio di una fase ribassista che non sarebbe destinata a correggere solo la salita dai minimi di giugno 2006, ma tutto il rialzo dal minimo di inizio 2003. L’ampiezza della distribuzione, che potrebbe essere assimilata ad una figura a doppio massimo, anche se non da manuale, è di 5000 punti circa, ed è quella l’estensione del ribasso che potrebbe interessare il future se i prezzi dovessero scendere sotto area 39000. Il target a lungo termine si collocherebbe quindi in area 34000. Ma ha senso immaginare che l’esteso ribasso visto dal massimo di maggio rappresenti solo l’avvio di una fase discendente più estesa?
Gli ultimi dati macro non giustificano certo una evoluzione così negativa.
Nella zona Euro l’indice dei prezzi alla produzione a giugno è cresciuto dello 0,1% su base mensile, al di sotto delle previsioni degli analisti che si attendevano un dato in linea con quello del mese precedente, a +0,3%. In termini tendenziali l’aumento è stato del 2,3%, anche in questo caso inferiore alle attese del mercato che erano per un rialzo del 3,1%. Il dato del mese precedente è stato rivisto a +2,4%. I dati sulla crescita dei prezzi e quindi sul potenziale rischio di inflazione rimangono quindi tranquillizzanti, tanto che in settimana la Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare invariati i tassi sui p/t al 4%, come del resto atteso dal mercato. Il presidente Jean-Claude Trichet, nella consueta conferenza stampa, ha detto che l’istituto di Francoforte continuerà a mantenere alta la vigilanza sui prezzi al consumo. Ma anche se ciò dovesse significare un rialzo dei tassi di 25 punti base a settembre, le condizioni prospettiche di espansione dell’economia non dovrebbero essere messe in discussione. Ecco quindi che non pare azzardato definire la attuale fase ribassista una correzione e non l’avvio di una tendenza negativa vera e propria. Uno sguardo ad indicatori di sentiment che usualmente colgono bene la predisposizione del mercato verso le potenzialità residue di una tendenza, sembra confermare il fatto che i mercati stanno attraversando una fase delicata ma non drammatica.

Il grafico della Dax Volatility, che rappresenta l’andamento della volatilità implicita attesa a 30 giorni, ha raggiunto nel corso delle ultime sedute valori superiori al 25%, soglia che negli ultimi 3 anni e mezzo non è mai stata superata. Ad un ridimensionamento della volatilità, che ha raggiunto come detto valori estremi, dovrebbe corrispondere l’avvio di una fase rialzista per l’indice. Attenzione tuttavia poichè la soglia del 25% sul grafico della Dax volatility rappresenta un valore storicamente molto elevato ma non il picco massimo. Il superamento di questi livelli darebbe sostegno all’ipotesi che il ribasso visto dal top di maggio in realtà è solo la prima fase di una discesa (molto) più estesa. Trasferendo queste considerazioni sul nostro derivato è quindi possibile affermare che area 39000/39500 rappresenta effettivamente un solido supporto dal quale potrebbe svilupparsi non solo una reazione ma anche la ripresa del rialzo di lungo periodo. La violazione di area 39000 non andrebbe tuttavia sottovalutata, poichè in quel caso la successiva discesa rischierebbe di riproporre almeno la stessa ampiezza di quella recentemente sperimentata.