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Impregilo, ecco quanto costa un bidone

Pubblicato: 07 ago 2007 da Ferry Boat

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Impregilo oggi rimbalza in borsa riportandosi su quota 5,17 euro ad azione con un guadagno del titolo di un punto percentuale. Certo i sei euro di qualche mese fa sono lontani e soprattutto la sanzione da 750 milioni di euro imposta alla società dal Gip di Napoli Rosanna Saraceno e confermata dal Tribunale del Riesame per il caso delle “ecoballe” campane sembra una mina a tempo posta sui conti della società. Venerdì tre agosto, anzi, i primi sequestri per 90 milioni sono scattati ai danni dei conti correnti bancari di Impregilo e delle sue controllate Fisia Impianti, Fibe e Fibe Campania.

La società nel frattempo ha ribadito il mandato di advisory a Mediobanca e l’intenzione di uscire da un business, quello dei rifiuti, che si è rivelato più pericoloso che redditizio. Eppure sulla carta i numeri c’erano tutti. Il business dei rifiuti in Campania poteva davvero essere un grande affare per Impregilo. A 4,2 centesimi circa di euro per chilo di rifiuti smaltito, le oltre 7 mila tonnellate di monnezza che la Campania produce ogni giorno potevano fruttare oltre 111 milioni di euro l’anno.

Un affare, insomma, molto redditizio, anche perché il 40% circa dei rifiuti smaltiti dalle due Fibe e dai loro impianti sarebbe stato trasformato in ecoballe (vengono chiamate CDR) da mettere nei termovalorizzatori per un ulteriore incasso di oltre 100 mila euro al giorno con le tariffe Cip/6. Il problema è che tutto questo non è mai avvenuto.

Attualmente Impregilo è sospettata di truffa ai danni dello Stato, è stata sanzionata per 750 milioni di euro perché sembra che non abbia mai creato delle ecoballe vere, ma abbia solo imballato dei normali rifiuti. Molti comuni poi, quando hanno visto che le cose andavano male hanno smesso di pagare e ora Impregilo vanta nei loro confronti crediti per circa 140 milioni di euro.

Quando, nel 2000, nacque il progetto dei rifiuti campani il sistema di project financing messo su insieme a Opi (Sanpaolo) e WestLB mise sul piatto 173,5 milioni di euro a cui si aggiunsero, solo in asset, altri 470 milioni che Impregilo mise di tasca propria. A questo denaro si aggiungono spese per sostenere le perdite e gestire il business degli smaltimenti. Nel mezzo le proteste dei cittadini di Acerra e l’avvicendamento dei commissari per l’emergenza rifiuti.

Adesso il Commissario con poteri straordinari che gestisce l’emergenza e dovrà trovare un sostituto a Impregilo è il prefetto Alessandro Pansa, ma ricoprì questo ruolo anche Antonio Bassolino oggi indagato insieme ad altri per il suo coinvolgimento in questo complesso affaire. Nel frattempo Impregilo aspetta settembre per fare ricorso in Cassazione contro le sanzioni del Gip. Se queste venissero confermate la società avrebbe infatti un grosso impatto sui propri conti anche perché per una società che ha un giro d’affari da circa 3 miliardi di euro e che capitalizza circa 2,1 miliardi di euro in Borsa non può certo pagare un conto da 750 milioni a cuor leggero.

Per dimostrare la propria innocenza Impregilo sembra che voglia adottare una linea di difesa di questo tipo: “Noi abbiamo truffato? Impossibile. Perché ci sia la truffa ci vuole un guadagno e noi finora in questo affare abbiamo solo perso quindi altro che truffa…”. Potrebbe persino funzionare, anche se la durezza dell’intervento della magistratura lascia intravedere un’ardua battaglia.

Qualcuno intanto già ipotizza che sia la volta buona per la fusione con Astaldi, mentre Impregilo minimizza e ricorda che il business dei rifiuti non è importante per il gruppo, tanto che chiusa la vicenda campana si chiuderà anche l’avventura nello smaltimento della “monnezza”. Di certo però per la Campania il problema dei rifiuti è destinato a ripresentarsi.

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