Nuova giornata di polemiche inconcludenti su Alitalia. Il titolo, fiacco, perde un terzo di punto percentuale, attestandosi appena al di sopra di 0,8 euro in un giornata gli indici invece avanzano significativamente.
Secondo uno studio di Ambrosetti e The European House l’abbandono di molti voli su Malpensa costerà alla compagnia mancati ricavi per una cifra compresa tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro, con un perdita di 7 milioni di passeggeri. Solo un terzo di coloro che ora si imbarcano su voli continentali dallo scalo lombardo intenderebbe infatti passare da Fiumicino.
Per quanto riguarda la flotta, si fa avanti ItAli Airlines: il presidente Giuseppe Spadaccini si dice interessato agli Atr dismessi dalla compagnia di bandiera e non esclude un accordo con AirOne: “Il mercato aereo in Italia è molto frammentato e in futuro sarà necessario stringere delle alleanze. Le sinergie sarebbero molteplici, e non solo perché gravitiamo entrambi nella zona tra Chieti e Pescara”.
Di parere opposto naturalmente i sindacati. Per Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, di esuberi si potrà discutere solo “dopo il piano di rilancio”. Secondo Angeletti “la discussione sugli esuberi è inutile se non inquadrata in un piano strategico, il che significa un nuovo proprietario. Il piano strategico dell’Alitalia lo deve fare il nuovo proprietario. Non è che questi che amministrano ci dicono che fanno un piano e fra due mesi vendono, il nuovo proprietario che fa? Ricominciamo da capo? Quindi che l’amministratore si cimenti a vendere l’Alitalia a qualcuno che abbia un piano industriale - aggiunge il segretario della Uil - cioè che metta soldi e compri nuovi aerei aprendo e non chiudendo nuove rotte, poi si discute di esuberi, di efficienza, di produttività ma nell’ambito di un piano di rilancio che ovviamente non può che essere fatto dal nuovo proprietario, se ci sarà. Se invece hanno deciso di fare altrimenti, di non vendere più, lo dicano”.
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