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City-Borsa Italiana: qualcosa bolle in pentola

Pubblicato: 13 set 2007 da Ferry Boat

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Voci ancora confuse sul peso che l’Italia avrà sulla maxiborsa Londra-Milano. Per chi si fosse distratto le bocce si erano fermate quando il Nasdaq, demotivato, aveva deciso di vendere il suo 31% del capitale della City (il 22% post fusione) al migliore offerente. Erano spuntati una sfilza di nomi veramente globali che poi però hanno rinunciato più o meno formalmente alla propria offerta. La prima ritirata l’ha suonata Deutsche Borse, poi è venuto il Monte dei Paschi di Siena e ora tocca a Temasek, una società pubblica di Singapore.

I movimenti italiani hanno molto interessato la stampa straniera e nazionale. Conti alla mano se, come stava per accadere, un pool di investitori del calibro di Mps e Clessidra (e in un primo momento si parlava anche di Cariplo) avesse preso una grossa fetta della quota messa in vendita dal Nasdaq, il Belpaese avrebbe ottenuto, fra l’eredità di Borsa italiana e i nuovi acquisti, il controllo la City. Un’ipotesi di certo difficilmente digeribile per il mercato anglossassone.

La City ha infatti sempre difeso con tenacia e persino eroismo la propria autonomia. Lo stesso Nasdaq ha tutto l’interesse a non favorire la nascita di concorrenti troppo temibili e qualcosa di vero nei pettegolezzi di certo c’è, vista la rinuncia pubblica di Mps a ogni interesse per le quote messe in vendita dal Nasdaq.

Interessanti al riguardo anche le parole di alcuni consiglieri di Borsa Italiana oggi all’ingresso di Palazzo Mezzanotte. Sul tema si sono infatti pronunciati Alessandro Pansa e Gaetano Micciché, affermando che un aumento delle quote italiane nella nuova superborsa non può che essere ben visto. Più “liberale” si è dimostrato invece Massimo Segre che ha detto di essere favorevole a una vera public company che agendo a livello globale abbia azionisti di tutto il mondo.

Comunque vada a finire, ma sembra al momento che la seconda pattuglia italiana sia in ritirata, di certo gli amministratori di Piazza Affari non avrebbero sprecato parole su un argomento inconsistente, quindi qualcosa in pentola deve per forza bollire.

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