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Credit watch?

Pubblicato: 17 set 2007 da Ferry Boat

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Agenzie di rating nel mirino. La Sec, la potente Consob americana, e la stessa Commissione europea hanno deciso di mettere il naso nei meccanismi di funzionamento delle agenzie di rating. Il mercato a dire il vero già ha reagito con pesanti perdite dei titoli interessati ma sicuramente un processo tanto approfondito a questi controllori poco controllati non si vedeva da tempo. In questi tempi turbolenti McGraw Hill (Standard & Poor’s) e Fimalac (Fitch) hanno perso un bel po’ in borsa (entrambe da quota 70 dollari a titolo sono scivolate poco sopra i 40 dollari nel giro di pochi mesi) e ancora non accennano a frenare la propria caduta.

Di certo qualcosa nei meccanismi è scattato, anche se si tratta di ora di vedere cosa sostanzialmente cambierà. La Cesr, l’associazione delle Consob europee, ha promesso di consegnare un dettagliato rapporto sui prodotti di finanza strutturata entro il prossimo 30 aprile 2008, una data che, anche considerando la complessità e vastità dell’indagine, rischia di essere troppo lontana per i tempi del mercato. Nel frattempo lascia esterrefatti l’intervista rilasciata oggi ad Affari & Finanza (Repubblica) da John Lonsky, managing director e capo economista di Moody’s, che sostiene che per risolvere un problema nato da una eccessiva facilità di credito bisogna allentare le maglie e rendere il credito ancora più facile. Come dire di fronte a un mercato impazzito meglio l’eutanasia.

Il dubbio reale che i governi di mezzo mondo adesso si pongono è però un altro. Fino a che punto si può credere in un meccanismo in cui le società, che hanno interesse a un “buon giudizio” sul proprio debito, pagano le agenzie di rating per farlo. In altre parole io ti pago per giudicarmi, non sarai troppo interessato ad essere benevolo? Oltretutto spesso questo processo di giudizio del debito è appunto un processo dinamico in cui si collabora con l’agenzia in questione per migliorare i propri parametri e ottenere il miglior giudizio possibile: una collaborazione anch’essa a pagamento. Insomma non bisognerebbe introdurre dei criteri di controllo pubblico su questi controllori? Il problema dopo Enron e Parmalat inizia a diventare anche troppo ricorrente… Forse però (incrociamo le dita) adesso che il giudizio più o meno fallace di queste tre regine del debito pubblico e privato, è divenuto un problema anche per le banche qualcosa potrebbe cambiare.

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