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Mps: minorities redditizie, ma il problema sono i target

Pubblicato: 22 nov 2007 da Ferry Boat

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Monte dei Paschi ha cominciato a correre tutt’a un tratto e, forse, persino troppo. Sono infatti cominciate le programmate cessioni di minorities che dovrebbero mettere insieme circa 2 miliardi di euro necessari a finanziare il blitz su Antonveneta. Gli altri 7 miliardi da pagare per la banca padovana proverranno invece per 4-4,5 miliardi di euro da un aumento di capitale - già disponibili i maggiori azionisti come la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Gaetano Caltagirone e Axa - e per i rimanenti 2-2,5 miliardi dal free capital e dal ricorso al debito. In totale fanno 9 miliardi di euro: una cifra giudicata da molti analisti eccessiva.

L’altro ieri Mps si è liberata della quota nel London Stock Exchange (circa il 3%) incassando 209 milioni di euro e una plusvalenza da quasi 160 milioni di euro (le azioni ereditate da Borsa Italiana erano in carico, secondo quanto riporta il quotidiano MF a 50 milioni di euro). Un addio alla superpiattaforma e a un investimento di medio termine che molti giudicano interessante.

Altri 300 e rotti milioni di euro potrebbero provenire dalla cessione del 13% di Finsoe (questo è un calcolo approssimativo basato sui valori della cessione di quote Finsoe fatta dalla stessa Mps lo scorso febbraio).

Altri 500 milioni di euro proverrebbero, si dice, da Axa. Poiché questi fondi saranno sicuramente reperiti tramite il previsto aumento di capitale e non rientrano quindi nella cessione di minorities, è utile forse fare un breve calcolo sulla quota di Mps a cui corrispondono. In termini di capitalizzazione odierna questa cifra rappresenta il 5,6% della capitalizzazione di borsa della banca e in termini di quota post aumento di capitale (quindi con una valore di borsa da 13,3-13,8 miliardi di euro) significa il 3,6-3,7% del capitale. Non è ancora chiaro se il 2% circa già posseduto da Axa rientri o meno in questo investimento, ma alcuni rumors sostengono che la quota che Axa vorrebbe raggiungere alla fine dell’operazione si aggiri sul 4 per cento.

Più complessa la valutazione della cessione del 67% dell’asset management. Se già Clessidra, Candover e Apax si sono fatti avanti a viso scoperto per la quota del 33% del patrimonio gestito da Monte dei Paschi riservata a un fondo di private equity, per la rimanente fetta di un altro 33,3% potrebbero farsi avanti diversi soggetti. Qualche analista pensa ad Axa o al Credit Agricole, mentre altri escludono interessi di questi grossi francesi e puntano su società britanniche o americane. Tutti però mettono nella lista dei pretendenti anche la svizzera Ubs. Una cosa è certa: entrare nel risparmio gestito italiano al fianco della terza banca del Bel Paese potrebbe stuzzicare molti gestori stranieri.

Ma quanto vale questa quota da mettere in vendita. Una valutazione di massima potrebbe indicare un prezzo da circa 250 milioni di euro. Qualcuno ha infatti parlato di 500 milioni di euro per la fetta del 67% totale messa sul mercato. Fa comodo forse ricordare la cessione di Nextra e la valutazione da 1,34 miliardi che questa, più importante dell’asset management di Mps, ha ricevuto.

Se poi si aggiungono le cessioni dei non performing loans e di altre minorities si può credere che Mps riuscirà a raccimolare quei nove miliardi di euro che dovrà dare al Santander per Antonveneta. Il problema però si annida proprio qua. La valutazione di molti analisti per la fine del 2007 indica un utile netto da 240-260 milioni di euro per Antonveneta e il management promette al 2009 di portare questa cifra a 700 milioni di euro. Nel conto rientrano certo sinergie stimate in 360 milioni di euro (al 62% sinergie di costo), ma vengono considerati oneri di integrazione troppo bassi rispetto a quanto dimostratto dalle recenti fusioni bancarie. In definitiva gran parte degli analisti teme un eccesso di ottimismo sui prossimi risultati di Antonveneta. Che la banca padovana, dopo avere di fatto affondato Abn Amro, risulti un boccone poco digeribile anche per il Monte dei Paschi?

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