Bpm: il mercato sembra aver perso le speranze

pubblicato: mercoledì 28 novembre 2007 da riva

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La Popolare di Milano rimbalza. Il titolo registra in chiusura di seduta un rialzo del 5,42% e si riporta a quota 9,92 euro recuperando parte delle perdite dei giorni scorsi. In realtà tutto lascia intendere che si tratti di una semplice correzione che probabilmente non intaccherà il downtrend che ha caratterizzato i corsi della Popolare milanese durante tutto il 2007. C’è infatti un canale ribassista disegnato dal massimo a 14,05 euro dello scorso 12 gennaio che si mostra molto solido. La performance annuale del titolo evidenzia poi un brutto -23% e anche durante l’ultimo mese le cose non sono andate bene, anzi. Un confronto con l’indice bancario domestico mostra infatti che l’azione Bpm ha perso in media più di quelle delle altre banche nelle ultime quattro ottave. In altre parole il settore delle banche va male in Borsa da un po’, ma la Popolare di Milano riesce a fare anche peggio.

L’andamento del titolo rivela quello che la stampa finanziaria più o meno gentilmente continua a ripetere da qualche mese, ossia che ci vuole una sposa se si vuole uscire dall’impasse. Il fatto che nell’ultimo periodo, nonostante gli annunci di possibili partnership con il Credit Mutuel o con la Bper (viene in mente quella canzone che ripeteva “ancora tu? Ma non dovevamo rivederci più?”), il titolo abbia continuato a scendere suggerisce due immediate considerazioni. Come commentano molti analisti gli accordi in gioco non sono poi un gran cambiamento e lasciano la situazione un po’ come l’hanno trovata.

Si torna dunque al niente di fatto, con l’impressione che ancora una volta i sindacati interni e le questioni di politica e di poltrona abbiano trionfato sull’interesse della banca.

Un analista commentava così qualche tempo fa le voci sui nuovi accordi con il Credit Mutuel: “Poca roba, quello che sarebbe più utile sarebbe invece una crescita nel retail, magari a prezzi per sportello più ragionevoli di quelli che per ora girano sul mercato. Se vogliono rimanere in piedi devono in qualche maniera crescere. Chi si ferma è perduto”.
Uno sguardo al grafico rivela che i 9,92 euro a cui scambia in chiusura di seduta il titolo sono un buono spunto per il recupero di quota 10 euro (minimo del 12 novembre e del 24 ottobre). La rottura di questa resistenza proietterebbe i prezzi verso i 10,62 euro (massimo del 12 e del 13 settembre). A supportare questa correzione del trend ribassista disegnato dal massimo del 12 gennaio scorso (14,05 euro) contribuisce probabilmente anche la situazione di ipervenduto denotata dall’indicatore di forza relativa RSI e ancor di più dall’indicatore stocastico. Rimangono però assai più critici i possibili movimenti al ribasso. Una eventuale rottura del supporto posto a 9,54 euro dal minimo del 9 agosto scorso potrebbe suggerire ulteriori vendite fino a 9,08 euro. Si trova qui un importantissimo sostegno posto dal minimo dello scorso 22 novembre. In quest’area transita infatti la trendline del canale rialzista di lungo periodo disegnato dal minimo a 4,89 euro del 20 agosto 2004.

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