
Lo scenario aeronautico europeo cambia. Iberia, grazie a un blitz di Caja Madrid, rimane in Spagna e blocca le mire di British Airways. Si fa di nuovo largo l’ipotesi dei campioni nazionali del volo e fra tutti i paesi del Vecchio Continente Alitalia, è chiaro, veste un po’ i panni di una Cenerentola. In attesa delle offerte non vincolanti di giovedì per la vendita della Magliana il mercato misura i muscoli dei tre candidati alla conquista, Air France, Lufthansa e Air One. I tre hanno interessi diversi e progetti contrastanti per il futuro della compagnia del tricolore.
Air France, che ha già sperimentato con Alitalia la funzionalità di un asse Roma-Parigi in funzione anti-low cost ha fra tutte la posizione più ambigua. Come nel caso di Lufthansa da un fallimento del nostro vettore potrebbe ottenere un grande vantaggio, probabilmente un vantaggio maggiore di quello che otterrebbe da un’acquisizione. Ma poi cosa farebbero i francesi di Alitalia? La ridurrebbero a una compagnia regionale, taglierebbero Malpensa (come l’attuale presidente della compagnia italiana Maurizio Prato già progetta di fare) e cercherebbero di spostare i voli delle interessanti aree del Medio Oriente verso Parigi. Insomma la ricetta francese di Alitalia rischia di essere un po’ indigesta, almeno dalle parti del Governo.
Proprio da Prodi sono giunte dichiarazioni interessanti nei giorni scorsi in concomitanza con l’importante summit italo-francese della scorsa settimana. “Sapete fra pochi giorni gli esperti ci daranno il parere sul partner con cui condurre trattative in esclusiva - ha dichiarato il Primo ministro - Tra questi tre concorrenti c’è Air France”. Un segnale sul quale la politica deve avere investito molto, visto il rischio di una nuova asta deserta. Altra questione però è quella di stabilire se a Roma si vuole che poi Alitalia diventi francese.
Ma passiamo all’ipotesi Lufthansa. La compagnia di bandiera tedesca ha una strategia multi hub, quindi, almeno in teoria potrebbe mantenere Malpensa e con essa rasserenare giusto un po’ anche i sindacati di Alitalia. Ovviamente si tratta di un’ipotesi azzardata, anche perché l’uscita dallo Sky Team, l’associazione di vettori che accomuna Air France ad Alitalia e il contemporaneo ingresso nella Star Alliance di Lufthansa costerrebbe alla Magliana una multa di circa 200 milioni di euro. In cambio si dice che i tedeschi mettano sul campo un’offerta da 6 miliardi di euro e notevoli sinergie di diverso tipo (dalla gestione della flotta alle aree geografiche su cui si proietterebbe il nuovo gruppo). Questo ovviamente non impedirebbe i previsti forti tagli all’occupazione e una profonda ristrutturazione della compagnia italiana.
Alla fine la ricetta più “economica” rimane forse quella di AirOne. La compagnia di Carlo Toto ha alle spalle Intesa Sanpaolo pronta a finanziare la conquista, ha notevoli appoggi politici dalle parti del Governo e ha anche un passaporto italiano (che non è poco). Il problema è che non gestisce rotte intercontinentali e tratte a lungo raggio quindi rischia di non avere le competenze che servono allo sviluppo di Alitalia.
Insomma dei tre candidati nessuno è perfetto, come era prevedibile, e intanto il settore vive un periodo che, per le incertezze dei prezzi petroliferi, rischia di essere assai difficile. Le compagnie si trovano quindi in una sorta di tunnel dal quale sarà difficile uscire. E Alitalia in Europa è l’ultima della fila.