
Probabilmente non c’è modo migliore di porre la questione se non in questi brutali termini. Su Alitalia il Governo ha fallito una volta e rischia di fallire ancora. Il dossier divide da un pezzo la maggioranza e alla fine sembra soltanto che la situazione si sia aggravata. Lo scivolone di oggi in Borsa lo dimostra ulteriormente. Ma andiamo per ordine.
Un’agenzia Reuters stamane fa lo scoop: l’offerta di Air France sarebbe di 35 centesimi ad azione, quella di AirOne di uno. Il titolo perde tanto da sfiorare un teorico di 0,6 euro ad azione, quindi viene sospeso e infine esce un comunicato della compagnia di bandiera. “In relazione al comunicato dell’agenzia Reuters… Alitalia precisa che detti elementi non risultano completi e pienamente rispondenti e, comunque, attengono ad offerte non vincolanti, costituendo, pertanto, un mero primo riferimento di valore”. In altre parole sì, mancano i dettagli, ma gli ordini di grandezza potrebbero essere quelli di Reuters. I buoi però sono già scappati in preda al panic selling. Il risultato è che, se ce ne fosse mai stato bisogno adesso c’è più confusione di prima.
Forse per questo andrebbe fatta qualche precisazione. Attualmente l’EV di Alitalia, ossia il suo enterprise value è pari a circa 1.224 milioni di euro di capitalizzazione (ai prezzi della chiusura di ieri: oggi il titolo ha perso il 12,78%) più circa 1.182 milioni euro di indebitamento finanziario netto: la somma fa circa 2,4 miliardi. Il risultato è che chi se la vuole comprare questa società dovrà sborsare un sacco di soldi prima e un sacco altrettanto grande dopo.
Come metterla dunque? Oltretutto va sottolineato che chi compra il pacchetto del Tesoro dovrà lanciare un’Opa e quindi oltre a un 30,1% (o 49,9% se il Ministero venderà tutte le proprie quote) del capitale dovrà anche lanciare un’offerta sul resto delle azioni sul mercato. Mettiamo che vinca l’offerta di Toto, ossia di AirOne. Un centesimo per il 49,9% del capitale significa un’offerta al Tesoro inferiore ai 7 milioni di euro. Poi però toccherebbe all’acquirente lanciare un’offerta pubblica di acquisto che, ammesso sia pari ai prezzi di oggi, sarebbe di circa 694 milioni di euro.
Ammesso che questa offerta vada avanti, il nuovo patron della compagnia dovrebbe comunque ricapitalizzare subito la società, cambiare la flotta, tagliare i costi e quindi, in poche parole ristrutturare tutta la compagnia. Insomma un centesimo può costare davvero tanto e anche se consideriamo i 35 centesimi di Air France l’offerta al Tesoro diventa pari a poco di più di 24 milioni.
Ma il punto ovviamente non è questo. Il punto è che Alitalia deve avere un futuro. Non perché sia bella o perché ci lavorano dentro più di 20 mila persone (o più di 11 mila se non includiamo Az Service), ma per il semplice fatto che un Paese con più del 50% delle opere d’arte del mondo e con un turismo (la prossima più grande industria del globo) sottosviluppato, non può permettersi di perdere l’unica compagnia che serve su rotte intercontinentali quasi tutto il globo.
Certo qualcuno potrebbe obiettare che così la compagnia fallisce, che meglio ai francesi che morta. E l’obiezione è sicuramente valida, anche se alle spalle di AirOne (fatturato da 611 milioni a fine 2006 con una crescita del 24% su base annua e un debito finanziario netto di 38,7 milioni di euro contro ricavi di Alitalia a 4,7 miliardi di euro alla stessa data) ci sono soci di peso come Intesa Sanpaolo.
Comunque sia una scelta va presa. E chi la deve prendere se non il Governo che controlla la compagnia e che ne ha deciso (o se si vuole è stato obbligato a decidere dal fatto che non poteva più ricapitalizzare se non voleva incorrere in procedure europee contro gli aiuti di Stato)? Qui il problema che ci riporta a Roma.
Un articolo del Messaggero di oggi divide i ministri in pro Air France e pro Alitalia. Prodi e Tommaso Padoa Schioppa sarebbero per la soluzione francese, mentre D’Alema, Bianchi (ministro per le Infrastrutture) e Rutelli sarebbero per quella italiana. Si arriva al paradosso di Maurizio Prato, il neoeletto presidente della compagnia che minaccia le dimissioni se non si sceglie Air France. Intanto i sindacati di Alitalia (ce ne sono almeno nove) chiedono più informazioni. Insomma alla fine sembra che neanche un problema grosso come quello della compagnia di bandiera possa rimanere immune al chiasso delle bandiere italiane e alla paralisi della nostra politica. Che dopo il blocco dei tir ci sia anche quello delle privatizzazioni? Visti i risultati di quelle fatte finora nel Belpaese, forse non sarebbe la soluzione peggiore.
volare_si_ma_no_alitalia
15 dic 2007 - 18:33 - #1Guardate anche se la regalassero …. è solo una voragine da anni in cui finiscono i nostri soldi, a causa sua i voli in italia sono cari e i dipendenti hanno stipendi che il resto d’Europa manco si sogna sinceramente l’importante è che sparisca e in fretta .. per l’italia può solo essere un bene .. vogliono fare sciopero per natale e lo ….facciano sarà l’ultimo che faranno :-)
michelej
15 dic 2007 - 23:18 - #2se la compra AirFrance la AlItalia fa la fine de le acciaierie de Turin!
le multinazionale francese e allemande se ne frega de l’Italia anzi la vogliono comme une sue colonie per sfruttare per fare de l’argent!
scusate il mio italiano ma sonno italo-francese di Francia e conosco bene quello che dice le giornali qui in Francia non conveniente per la Italia e’ frgature come thyssen con acciaierie di Terni e de Turin!
ATTENTI ALLE MULTINAZIONALE FRANCESE e allemande !