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Unicredit: braccio di ferro in Sicilia

Pubblicato: 10 gen 2008 da Ferry Boat

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Riceviamo da Robby e con piacere pubblichiamo

Giornata caratterizzata dai recuperi per i titoli del settore bancario e tra questi non fa eccezione Unicredito, nonostante il conflitto aperto ieri con il cda della controllata Banco di Sicilia. Il board dell’istituto palermitano si e’ infatti riunito contro il volere della capogruppo, ed e’ riuscito a raggiungere il numero legale di 6 consiglieri su 11 grazie ad un collegamento telefonico con l’amministratore delegato, Beniamino Anselmi, in vacanza in Patagonia.

Il blitz e’ stato capitanato dal presidente Salvatore Mancuso, forte dell’appoggio dei consiglieri espressi della Regione Sicilia, desiderosi di salvaguardare la “sicilianita’” della banca contro l’ingerenza di Unicredito, divenuta controllante dopo l’annessione di Capitalia. Il cda ha cosi’ nominato il nuovo direttore generale nella persona di Giuseppe Lopes, al posto di Roberto Bertola, e quattro condirettori centrali.

Piazza Cordusio ha ovviamente reagito dichiarando nulle le delibere e rinnovando la fiducia a Bertola. E’ stato quindi convocato per martedi’ 15 gennaio il comitato nomine della capogruppo per procedere al rinnovo del cda del Banco di Sicilia e valutare ogni possibile azione di responsabilita’. La vittoria di Mancuso rischia percio’ di avere vita breve, anche se probabilmente il fine era quello di inviare un messaggio e non certo quello di sconfiggere la controllante. Il mandato di Mancuso scade ad aprile, quindi le ragioni che hanno spinto il manager a prendere l’iniziativa sono forse da ricercare nelle indiscrezioni che lo vorrebbero come prossimo candidato alla presidenza della regione.

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2 commenti

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  • Prof. Stramone Fottecchi

    01 feb 2008 - 18:23 - #1
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    Giganti oppure nani ?

    Quando l’Europa era ancora di là da venire , e dell’Euro non si sapeva neppure cosa fosse, lo scenario delle Banche Italiane aveva pochi confronti, se non con i paesi vicini, Germania e Francia.
    Allora era facile notare quanto grande fosse la differenza, da noi duemila Banche, a partire da quelle veramente piccole, poi venivano le cosiddette BIN, e poi tutte quelle altre dotate di supporti tecnici medi, ma con tanta buona volontà di remare verso quella magica parola che tutti chiamavamo “ Fusioni” .
    I tempi sono veramente molto cambiati, assieme agli scenari economici, e non solo perchè sono nati i “Derivati” al posto dei sani “Pronti contro termine”; qualche persona veramente capace ha azzardato fare molto di più, come Alessandro Profumo, che ha mostrato ai mercati come ci si comporta senza utilizzare opportunismi o caratteristiche di mediocrità, portando le “fusioni” a livello di un Europa che non c’era ancora. Profumo è stato tra i banchieri europei quello che ha progettato il più innovativo piano industriale realmente di sviluppo, con espansione nei Paesi dell’est, fino alle banche di Russia e Paesi del Medio Oriente; tuttavia un così corposo numero di validissime intenzioni non è sempre stato valutato in maniera adeguata dal mercato, anche se fioccano i rating “buy”.

    Mi viene da pensare alla mamma del Tirannosaurus Rex quando si trovava incinta, e se dentro la pancia invece di un uovo solo se ne trovava due o tre o quattro ed anche belli grossi, finché le uova stavano dentro la pancia della dinosauressa, qualcuno diceva meglio piccoline perché si partoriscono più facilmente.

    Ma gli scenari non si cambiano da soli, ed è apprezzabile ancor più il comparto bancario perchè efficiente, ed è evidente di più se lo si confronta con altri comparti, incapaci di decisioni come la politica.
    Ovvio che in mezzo ad una serie di cambiamenti così sostanziali le acque si agitino e qua e là lascino aperta qualche falla, se le onde si fanno alte ovviamente la nave traballa ed è necessario che siano dei Comandanti assolutamente validi a prendere il timone, non dei mozzi qualsiasi.

    La risposta del mercato non è sempre positiva, e gli investitori, compresi quelli istituzionali, sembrano ignorare il valore intrinseco delle azioni bancarie , mentre qualunque piccolo intoppo, fisiologico in così grandi manovre, fa arretrare il valore dei Titoli. Ma si spera nel momento in cui questi ovetti dovranno schiudersi.
    Conosciamo il valore di ciascun titolo, ma anche queste potenzialità proprio facendo dei confronti con altre realtà, quella politica per prima, ed allora vediamo meglio come il mercato non adegui la qualità di chi ha operato con coraggio e determinazione, tra queste realtà proprio Unicredit è fortemente sottovalutata.
    Forse le pepite d’oro sono un’attrazione nei tempi difficili della Finanza, quando il mercato ha bisogno di certezze.
    C’è solo da augurarsi che le evoluzioni del comparto bancario abbiano un avvenire proporzionato non solo al valore economico ma anche alle prospettive.

    Molte cordialità.
    Prof. Stramone Fottecchi

  • davis13

    26 mar 2008 - 00:45 - #2
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    l’ennesima vicenda che dimostra come la politica debba rimanere fuori dal mercato in particolare delle banche e come l’invocare banche “locali” serva solo a conservare posizioni di potere…ma tra una banca che ha sede e direzione generale a bologna e una che c’è li ha a palermo quale differenza c’è oltre a quella geografica?forse èpiù facile per la politica e i potentati locali manovrare meglio per i propri interessi particolari(a pensar male si fa peccato ma si indovina quasi sempre….).se il problema fosse l’erogazione del credito agli imprenditori bèh creiamo una banca in ogni città magari…meno male che c’è basilea 2 altrimenti non si sà dove saremmo andati a finire.è necessario per un paese moderno che punta ad avere una certa stabilità finanziaria banche efficienti che siano in grado di accompagnare la crescita non solo degli imprenditori ma anche di tutto il paese e ciò lo si può fare grazie a banche che siano capillarmente presenti sia sul territorio nazionale ma anche robuste dal punto di vista patrimoniale per affrontere le sfide dei mercati,non certo con banche piccole.