
Ironia della sorte, dopo le “trascuratezze” grottesche e paradossali che già hanno costellato il dramma dei rifiuti campani, ieri l’udienza preliminare che doveva mandare a giudizio (fra gli altri) gli ex vertici di Impregilo e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino è slittata di nuovo a causa di uno sciopero degli avvocati. Anche oggi un’assenza di alcuni importanti deputati forzisti ha fatto mancare in Senato i voti necessari a far passare una mozione con la quale sarebbe stato sciolto il Consiglio regionale della Campania. Uno scioglimento causato proprio da quell’”affaire monnezza” nel quale un ruolo di primo piano è stato svolto da Impregilo.
Quest’ultima in passato era stata incaricata di gestire il famigerato e incompiuto termovalorizzatore di Acerra ed è stata poi condannata dal GIP a un sequestro cautelare di diverse attività, a vario titolo rientranti nel progetto di smaltimento dei rifiuti campani, per un totale di quasi 750 milioni di euro. Si tratta di una somma da capogiro che in termini proporzionali equivale a circa cinque volte gli utili annuali del gruppo e a quasi un quarto dei suoi ricavi. Una cifra tanto grossa da segare le quotazioni della società da quasi 7 euro a 5,6 euro.
Adesso però la cosa più interessante diventa un’altra. Igli, azionista di riferimento di Impregilo con circa il 29,5% del capitale, ha appena siglato importante un accordo con Abn Amro: si tratta di un equity swap sul 3% del capitale di Impregilo che le permetterebbe, in caso di esercizio dell’opzione, di superare entro 11 mesi la soglia del 30% nel capitale della società di costruzioni.
La banca olandese è vincolata dal nuovo contratto al reperimento del 3% del capitale di Impregilo, circa 12 milioni di titoli entro quindici giorni dalla data del 16 gennaio 2008. Il nuovo contratto prevede un prezzo massimo delle azioni comprate da Abn Amro a 4,6 euro (in totale il pacchetto potrebbe quindi raggiungere 55,2 milioni di euro).
Tutto ciò permetterebbe a Igli di lanciare un’offerta di acquisto sul capitale del gruppo a un prezzo di appunto 4,6 euro. Il titolo viaggia in questi giorni sui 4,4 euro. Un premio sui corsi del 30% significherebbe un’offerta a circa 5,72 euro (considerando che sui corsi attuali il titolo si mantenga nei mesi precedenti l’eventuale offerta). Si tratta come si vede di un prezzo assai maggiore di 4,6 euro. Ovviamente l’ipotesi prende in considerazione il fatto che i prezzi rimangano stabili perché se invece crollassero a seguito per esempio di una condanna nella prossima sentenza prevista per il 23 gennaio sul caso dei rifiuti campani Igli non avrebbe, in caso di conseguente e necessario aumento di capitale, alcun vantaggio dal lancio di un’opa.
Osserviamo anche che una vittoria della causa potrebbe riportare probabilmente il titolo a prezzi notevolmente maggiori di quelli attuali e quindi, per chi potesse superare il 30% del capitale lanciando un’opa a 4,6 euro a sconto sui corsi e probabilmente senza successo, la vicenda si farebbe interessante perché l’azionista potrebbe cominciare a stringere controllo su Impregilo senza pagare lo scotto di un’offerta troppo costosa.
Se invece la causa andasse male le perdite accusate dal bilancio sarebbero sicuramente notevolissime, tanto notevoli da rendere viceversa conveniente un rastrellamento dei titoli (ammesso che all’azionista obbligato a ricapitalizzare rimanga in portafoglio ancora qualcosa da investire sul mercato). Di certo comunque questa vicenda riserverà ancora molti colpi di scena in futuro.
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