
“La Corte conclude che l’assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze ad un numero limitato di operatori esistenti, senza tener conto dei criteri citati, è contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi, nonché ai principi sanciti dal NQNC (nuovo quadro normativo comune per i servizi di comunicazione elettronica)”.
Questa la conclusione che la Corte di giustizia europea ha raggiunto ieri sul caso che contrappone Centro Europa 7, una televisione che nel 1999 si era viste assegnate delle radiofrequenze che non ha mai potuto utilizzare, e lo Stato italiano. Si tratta di una sentenza rimbalzata su tutti i giornali e che, ha scritto qualcuno, spazza via in un sol colpo undici anni di normative regolamenti e piani di assegnazione delle frequenze.
Adesso la palla torna al Consiglio di Stato, che aveva chiesto una interpretazione alla Corte Ue e che dovrà esprimere un giudizio su una vicenda per cui la stessa Europa 7 potrebbe chiedere un risarcimento miliardario. Televisioni come Retequattro e Tele+Nero, che secondo certe interpretazioni occupano delle frequenze senza averne il titolo, potrebbero doverle restituire, con il corollario di un eventuale trasferimento sul satellitare o sul digitale terrestre.
Mediaset, il gruppo che controlla Retequattro, ha però smentito categoricamente questa lettura della vicenda e ha precisato: “Quanto all’insinuazione che Retequattro occuperebbe indebitamente spazi trasmissivi a danno di Europa 7, Mediaset ribadisce che Retequattro è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Retequattro”.
Così, mentre il patron di Centro Europa 7 Francesco Di Stefano attende da 9 anni delle frequenze per lanciare il suo canale nazionale, la Commissione europea valuta la possibilità di una procedura di infrazione che potrebbe costare all’Italia anche 400 mila euro al giorno. In un simile labirinto può quindi essere utile il parere legale di un esperto, come Giovanni Adamo avvocato e cultore di Diritto Civile presso l’Università di Bologna.
Quali saranno gli effetti concreti della sentenza della Corte di giustizia europea sul caso di Europa 7? Il Consiglio di Stato sarà obbligato a dare ragione all’imprenditore Francesco Di Stefano?
“La vicenda processuale di Europa 7 è molto complessa e giocoforza articolata in una serie di procedimenti, pendenti o definiti, avanti più sedi (Giudice civile, amministrativo, comunitario). In ogni caso, è chiaro che è tecnicamente esatto il rilievo della Società attuale occupante delle frequenze [Mediaset-Retequattro NdR], secondo il quale la sentenza non la coinvolge. Questo in quanto la causa nell’ambito della quale è stato richiesto il pronunciamento della Corte di Giustizia comunitaria, è una causa tra Europa 7 e lo Stato italiano. Si tratta, comunque, di un precedente molto importante per eventuali decisioni successive, magari anche nell’ambito di altri procedimenti”.
Secondo lei quest’ultima sentenza favorirà lo spostamento di Retequattro sul digitale terrestre e l’assegnazione delle sue frequenze al canale di Di Stefano?
“Tecnicamente il pronunciamento della Corte di Giustizia è stato effettuato “in via incidentale” e a titolo interpretativo, in quanto è il Trattato CE ad imporre al Giudice Nazionale di ultima istanza, qualora le questioni ad esso sottoposte coinvolgano profili di diritto comunitario, di sollevare la questione avanti la Corte. La stessa Corte di Giustizia, nel caso 283/81 (Cilfit), ha ritenuto che le proprie Sentenze facciano venir meno anche l’obbligo di rinvio della questione alla Corte tutte le volte in cui la questione sollevata sia materialmente identica ad altra già decisa (come in questo caso) in via pregiudiziale. Quindi è possibile che uno dei procedimenti attualmente pendenti avanti le varie Autorità giudiziarie si concluda in questo senso. Ma, per ottenere effetti così rilevanti, a mio avviso, occorrerebbe spostare il problema sul piano della necessità di modifiche legislative”.
Quest’ultima sentenza impone al nuovo Governo italiano - qualunque esso sia - di cambiare il quadro normativo che regolamenta le telecomunicazioni italiane?
“Potrebbe avere un effetto indiretto molto simile. Vedremo in futuro se e in quali termini vi saranno procedure di infrazione da parte degli organi comunitari nei confronti dello Stato italiano e con quali sanzioni. Senza dimenticare che, se le sanzioni vengono comminate allo Stato, chi ne fa le spese è il cittadino”.