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Alitalia: tutti tirano, ma la corda potrebbe rompersi

Pubblicato: 04 feb 2008 da Ferry Boat

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Brividi in Borsa per Alitalia, che si riporta sopra i 69 centesimi dopo le perdite notevoli degli ultimi giorni. Peccato che da tempo ormai i corsi del titolo siano diventati quasi insignificanti nel quadro della complessa vicenda della privatizzazione della società. La questione del salvataggio della compagnia è infatti diventata un feudo della politica e i vari potentati più o meno tesserati che cercano di conquistare questo feudo sembrano, a più di un anno dall’inizio di questa complessa vicenda, più agguerriti che mai.

Il week end ha in particolare ha visto un inasprimento su una contesa che il crollo del Governo sembra avere riaperto: quella Air France e AirOne-Intesa Sanpaolo per la conquista della compagnia. Il ministro dell’Economia uscente Tommaso Padoa Schioppa ha, infatti, auspicato una chiusura rapida del dossier sulla privatizzazione in favore dei francesi. Dietro questa presa di posizione numeri e commenti che non potevano che causare qualche mal di pancia. Soprattutto la considerazione che senza un aumento di capitale da 750 milioni entro giugno Alitalia fallirebbe e i problemi diventerebbero più gravi per tutti. In coda una frecciatina sul dispiacere per l’incapacità della Lombardia, la regione più ricca d’Italia, di esprimere un’iniziativa che garantisca lo sviluppo sia di Alitalia che di Malpensa.

Ovviamente non sono mancate le risposte. Roberto Formigoni, il presidente della Regione Lombardia, ha subito definito “da fantascienza” le posizioni di Padoa Schioppa e riscaldato l’allarme per il futuro di Alitalia, di Malpensa, della Lombardia e dell’intera Italia. La controffensiva preparata da Carlo Toto, numero uno di AirOne, e da Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, prevede d’altra parte un numero sempre più indeterminato di soggetti. Repubblica di oggi parla di vari imprenditori (soprattutto ma non solo lombardi) che potrebbero avere nomi illustri come quelli di Giorgio Armani, Marco Tronchetti Provera e Diana Bracco.

In favore dell’alternativa italiana scende anche Letizia Moratti. Il sindaco di Milano e azionista di Sea, la società che gestisce gli scali di Malpensa e Fiumicino, ha persino appoggiato la richiesta di un risarcimento da un miliardo di euro ad Alitalia per la rinuncia ai voli intercontinentali con base a Malpensa. Una decisione ritenuta di fatto eccessiva anche da Filippo Penati, presidente di centrosinistra della Provincia di Milano e quindi azionista di Sea. Con un simile esercito e la crisi di Governo in corso, appare persino possibile che la vendita ai francesi si blocchi davvero.

In ogni caso non stupisce che il mercato a questo punto cominci a speculare sul titolo nella speranza di una nuova battaglia per la conquista della compagnia della Magliana. Un investimento sicuramente rischioso, visto che, se la compagnia dovesse fallire, Air France e AirOne potrebbero persino guadagnarci, mentre di certo lavoratori e azionisti ci perderebbero. Sia AirOne che Air France potrebbero infatti essere interessati agli slot e ad altri pezzi di Alitalia messi in vendita dopo il suo fallimento. AirOne, inoltre, ha una lunga dimistichezza con le contestazioni legali ai risultati di gare e aste finite male per lei e poi, in parte, recuperate con l’aiuto di qualche cavillo giuridico. Se però un fallimento ci fosse né i lavoratori, né gli azionisti avrebbero nulla da portare a casa.

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