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Un puzzle di poltrone fra A2A ed Edison

Pubblicato: 08 feb 2008 da Ferry Boat

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Seduta negativa, ma non disastrosa per A2A, la multiutility nata dalla fusione della milanese Aem con la bresciana Asm. Il gruppo vive in questi giorni momenti di forti tensioni per via del prossimo rinnovo del consiglio di sorveglianza che mette in campo il peso dei diversi azionisti e riorganizza i rapporti di potere.

Le liste per l’assemblea del prossimo 22 febbraio sono già pronte e includono 12 candidati per i comuni di Milano e Brescia, 3 per la lista che unisce Atel al finanziere franco-polacco Romain Zaleski e due per il Comune di Bergamo. Entro la fine del mese fra questi nomi dovranno essere eletti nel board di A2A sei rappresentanti del Municipio milanese, sei di quello bresciano, due per la lista Atel-Zaleski e uno per il Comune di Bergamo. Già noti i nomi messi in corsa dai due grandi azionisti: Alberto Sciume’, Adriano Bandera, Dario Cassinelli, Gianni Castelli, Marco Miccinesi e Cesare Spreafico per Milano; Renzo Capra, Claudio Buizza, Antonio Capezzuto, Pierfrancesco Cuter, Luigi Morgano e Angelo Rampinelli per Brescia. Si fanno, invece, notare per la lista di Atel Antonio Taormina, responsabile del ramo italiano di Atel, Massimo Perona (patron del fondo chiuso Alto Partners) e Mario Cocchi, amministratore delegato della Carlo Tassara di Zaleski.

Con i bergamaschi si schiera invece la Fingruppo di Emilio Gnutti e dei fratelli Lonati, che propone il proprio ad Diego Rivetti. Da parte sua il Comune di Bergamo candida Tancredi Bianchi, già presidente onorario dell’Associazione delle banche italiane. Se il mercato dà per scontata la presidenza del consiglio di sorveglianza di A2A a Renzo Capra, solido artefice bresciano delle nozze fra Aem e Asm; bisogna anche ricordare che a cascata gli equilibri di potere in A2A si rifletteranno in quelli strettamente legati di Edison. La società di Foro Bonaparte controllata da EdF e da una nutrita schiera di azionisti italiani (che comprende A2A ma anche l’emiliana Enìa) aspetta per marzo un nuovo accordo fra i soci.

I francesi di EdF avranno i loro cinque posti più un indipendente, mentre ad A2A spetteranno tre posti di cui uno, con ogni probabilità spetterà a un bresciano. Ai soci italiani toccheranno poi un posto per Enìa, uno per i trentini di Dolomiti Energia e un consigliere indipendente. Il nodo nel complicato puzzle potrebbe essere costituito dalla presidenza di Edison, una poltrona d’oro che farebbe gola ai bresciani, ma che Milano non vuole cedere.

Secondo quanto scritto dal Giornale, infatti, nella città della leonessa si sarebbe già articolato il seguente ragionamento: noi pesiamo quanto Milano in A2A e quindi vogliamo pesare quanto loro anche in Edison, per fare questo potremmo mantenere un solo rappresentante, ma eleggerlo alla presidenza.

L’ipotesi, sempre secondo quanto scritto dal quotidiano milanese, avrebbe però incontrato la dura opposizione di Giuliano Zuccoli. Il fondatore milanese di A2A e attuale numero uno di Edison avrebbe, infatti, bocciato in partenza questo progetto.

La matassa sembra dunque ancora molto intricata, né è escluso che fra i due litiganti il terzo goda. Romain Zaleski, terzo azionista di Edison con il 10% del capitale e socio con il 2,5% circa di A2A, potrebbe, infatti, candidarsi come soluzione di equilibrio fra Brescia e Milano. Una spinta dell’amico Giovanni Bazoli di Intesa Sanpaolo in tal senso potrebbe di certo giovare.

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