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De Benedetti vs Berlusconi. E se lo scontro passasse nelle telecom?

Pubblicato: 26 feb 2008 da Ferry Boat

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A chi convengono le speculazioni su una prossima cessione di Tiscali? È questa forse la domanda da farsi in un periodo in cui il mercato ha molto gonfiato i prezzi del titolo portandoli nell’ultimo mese a guadagnare circa il 37,2% e, in un periodo molto difficile per tutti viaggia sui prezzi di fine 2007. Telecom viaggia su quelli del 2001, mentre Fastweb, con i recenti rialzi si è portata sui prezzi di fine 2007, più o meno come France Telecom e Telefonica. Insomma diverse società del settore delle telecomunicazioni sembrano recuperare terreno nei listini di mezza Europa durante l’ultimo periodo, mentre Telecom continua a segnare il passo.

Tiscali è reduce da un aumento di capitale da 900 milioni di cui il 25% circa è stato sottoscritto proquota da Renato Soru, attuale azionista di riferimento del gruppo e Governatore della regione Sardegna come politico di centro-sinistra. Soru è uno dei membri fondatori del nuovo Partito Democratico che è sostenuto anche da Carlo De Benedetti, il patron del gruppo Cir e della sua ala editoriale che è costituita da L’Espresso.

De Benedetti ha comprato da qualche tempo, tramite il fondo di turnaround Management & Capitali, delle obbligazioni convertibili capaci di coprire il 6,9% del capitale di Tiscali al 2012. L’Ingegnere, però, potrebbe entrare in futuro nel capitale di Tiscali con quote ancora maggiori se ottenesse il via libera di Diego Della Valle e gli altri soci di M&C (dalla famiglia Magnoni ai soci di Banca Intermobiliare agli altri soci finanziari). Secondo alcune stime sarebbero, infatti, oltre 400 i milioni di euro che Management e Capitali ha pronti per eventuali investimenti. Ai prezzi di venerdì i 400 milioni corrispondono a più della metà della capitalizzazione di Tiscali: quindi di soldi per nuovi investimenti ce ne sarebbero. L’operazione sarebbe inoltre benedetta dal centrosinistra perché permetterebbe di creare in prospettiva un polo con telecomunicazioni ed editoria schierato dalla propria parte e per giunta di contrabbandarlo per un salvataggio dell’italianità di Tiscali da eventuali predatori stranieri e ostili. Ma i progetti di De Benedetti potrebbero andare molto oltre. Quale rumors per ora ha scosso di più le acque del settore editoriale? Quello di una fusione Mediaset-Telecom.

Possibile che questo avvenga? Silvio Berlusconi dovrebbe recuperare una barca di soldi anche perché attualmente Mediaset capitalizza circa 7,2 miliardi di euro contro gli oltre 22 di Telecom Italia. Senza mettere in conto il debito di Telecom che è ancora maggiore. Ai dati attuali insomma il concambio porterebbe di fatto gli azionisti della società telefonica a controllare Mediaset piuttosto che il contrario. Ma non si potrebbe proprio fare nulla per cambiare le cose? La risposta in realtà c’è.

Basterebbe, per esempio, che Mediaset entrasse come socio importante alleggerendo le esposizioni delle banche e approfittando comunque di corsi ai minimi storici di Telecom. Di investimenti e cassa d’altra parte l’impero del Biscione ne ha sparpagliati un po’ dappertutto e no solo in Mediaset. I maggiori soci di Telecom al momento sono un pool di banche e Telefonica. Il gruppo spagnolo potrebbe approfittare di sinergie con Telecinco. Le banche potrebbero puntare a comprare in seconda battuta la rete Telecom che andrebbe a un consorzio bipartisan di banche magari guidato proprio da De Benedetti e dallo stesso Berlusconi (una sorta di Auditel delle telecomunicazioni).

Un accordo potrebbe essere fatto anche per Telecom Italia Media che potrebbe dare La7 a Berlusconi (risolvendo parzialmente il problema Rete4) e MTV - perché no? – a De Benedetti che opera nel suo settore con All Music. Su questo piano però le alternative sono multiple. Alla fine però dove porta però questo teorema (tutto da dimostrare - lo ammettiamo - ma promettendo di occuparcene ancora) nel suo complesso? Porta i due più grandi editori italiani nel mondo delle telecomunicazioni. Uno con Telecom (sebbene con una quota difficilmente di controllo) e l’altro con Tiscali. Una soluzione che, viste le crescenti convergenze fra editoria e telecomunicazioni, potrebbe rivelarsi interessante per entrambi. Si tratterebbe insomma di una soluzione bipartisan che le banche in ogni caso sponsorizzerebbero perché porterebbe anche a loro un bel po’ di denaro in cassa. Alla fine insomma il nuovo panorama potrebbe davvero accontentare tutti.

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