Sono rimasti delusi quanti si aspettavano di sapere almeno oggi a quanto ammontava il valore dei gioielli rubati nello showroom di Damiani durante la rapina di qualche stimana fa. Guido Damiani, presidente e amministratore delegato che durante la Star Conference ha esposto al mercato le principali strategiew del grupp per i prossimi anni, non ha voluto fare cifre in proposito. In compenso il manager, nipote del fondatore della socieietà leader di gioelli in Italia, ha fatto una larga carrllata sulle prospettive di Damiani per il futuro.
Ne è emerso il ritratto di una società fortemente dinamica e impegnata in un processo intenso di crescita organica e per linee esterne.Non si tratta solo dell’acceleratore spinto sulla strategia multibrand del gruppo che si appresta a lanciare o rilanciare i brand Bliss e Calderoni, rispettivamente per la fascia basa del mercato e per quella di altissima gioelleria, ma anche di un progressivo processo di internazionalizzazione che domani sarà scandito dall’apertura di una nuova boutique a Tokyo domani. Il Giappone è, infatti, una delle aree su cui maggiormente punta la casa italiana del gioiello; altre aree geografiche su cui nel breve periodo concentrerà la propria attenzione il management sono però anche quella che comprende i paesi della ex Unione Sovietica e il Medio Oriente (recente l’apertura di una boutique a Dubai). Uno sviluppo internazinale che dovrebbe portare a breve i mercati esteri a raggiungere una quota edl fatturato della casa di Valenza (Alessandria) a coprire il 50% circa del fatturato della società. Non bisogna però credere con questo che il la natura di wholesailer della società sarà sacrificata a una nascente anima retail. Nonostante infatti sia prevista una crescita delle vendite al dettaglio nel corso dei prossimi esercizi si stima che alla fine dell’esercizio 2007-2008 (Damiani chiuderà il proprio bilancio il prossimo 31 marzo) il peso complessivo del retail non superi il 5,1% de fatturato. D’altra parte una delle peculiarità storiche di questa casa è proprio quella di essere un gruppo integrato dalla produzione alla distribuzione, nato dalla bottega artigiana piuttosto che dal negozio. Detto questo le incertezze non mancano. Se inevitabilmente i forti rincari dell’oro porteranno anche a un repricing dei prodotti anche per quanto riguarda l’andamento del titolo in Borsa vanno segnalate le forti perdite che negli ultimi 3 mesi hanno portato l’azione a perdere il 53,78% del proprio valore. Non può che sembrare un provvedimento di emergenza, infatti, il buy back avviato con Euromobiliare lo scorso 29 febbraio (fra marzo e l’inizio di giugno il cda ha mandato per l’acquisto di 2,2 milioni di titoli). Allo stesso tempo però l’intervento con un acquisto significativo del 5,12% del capitale (pari a 4,23 milioni di euro) del gruppo da parte del fondo di private equity DGPA sembra un segnale di attenzione da parte del mercato. Guido Damiani in merito dice però di non avere notizia dell’ingresso di nuovi soci, ma di ritenere comunque che il titolo sia “fortemente sottovalutato). Il gruppo, in effetti, dimostra degli ottimi fondamentali, ha una capitalizzazione inferiore a quella del patrimonio netto (159 milioni circa contro 163,42 milioni di euro di patrimonio) e liquidità in cassa per 25,9 milioni (contro un indebitamento da 47,9 milioni di un anno fa). La strategia del multibrand, inoltre, punta molto su una crescente diversificazione del gruppo dalla gioellieria di fascia bassa, con il lancio globale del marchio Bliss, a quella di alta gamma, con l’acquisizione di Calderoni (storica casa di gioielli che a inizio secolo serviva sovrani e principi di mezzo mondo) e il suo previsot rilancio. Importanti anche le valutazioni sull’ingresso nei settori dell’orologeria da donna, ma anche dell’occhiale e dei profumi. Nessuna stima è stata fornita sul prossimo esercizio, ma probabilmente saranno i volumi di vendita nei mercati emergenti e la flessione del mercato Usa (nelle Americhe il gruppo produce però solo il 12% del proprio fatturato) a dire l’ultima parola in proposito.