La stampa torna a discutere delle nozze fra la Popolare di Milano e quella dell’Emilia Romagna. A riaprire il discorso il parallelismo stretto fra le vicende delle due cooperative bancarie. In entrambi i poli del credito due presidenti fino a ieri indiscussi sono oggi nel mirino di una fronda interna che vuole evitare delle scelte forti che trasformino il volto delle due banche.
Sia nel caso della Bpm, che in quello della Bper si sta procedendo a una conta fra gli opposti schieramenti che pare il preludio di una resa dei conti. In entrambi i casi, infine, una presidenza consapevole della crescente competizione sul mercato vorrebbe promuovere nuove alleanze e fusioni, mentre un fronte interno vorrebbe bloccare lo status quo e concentrarsi sulla crescita organica.
In questi giorni la Bpm fa ancora parlare di sé per via dello scontro interno fra Roberto Mazzotta, numero uno dell’istituto e artefice della crescita del gruppo, e il fronte dei dipendenti soci. Nodo del contendere la scelta fra un’aggregazione che potrebbe trasformare la banca o l’alternativa della crescita autonoma per vie interne.
Un importante articolo pubblicato stamane da Repubblica fa due calcoli sugli alleati di Mazzotta. Sosterrebbero il presidente (oltre ai probabili sostenitori della Bpm 360 gradi, dei dipendenti non soci, dei francesi del Credit Mutuel) soprattutto, i membri della Uilca che ha sottratto un certo numero di iscritti alla Fabi, altra associazione di rappresentanza interna alla banca.
Dall’altro lato della barricata stanno invece i dipendenti soci che costituiscono una sorta di fronte interno del dissenso, che da sempre ha un peso notevole nei processi decisionali del gruppo. Secondo Repubblica, Mazzotta, adesso, starebbe prendendo tempo. Qualche aggiustamento potrebbe catapultare al dopo bilancio il braccio di ferro definitivo.
Nel frattempo a Modena il primo round fra il presidente della Bper Guido Leoni e il riottoso Giampiero Samorì si è concluso con una vittoria decisa del primo. Leoni ha ottenuto il plauso dei soci e l’appoggio alle strategie che hanno guidato la Bper per 32 anni.
Ora l’avvocato Samorì promette nuove battaglie, ma la vittoria di Leoni potrebbe riaprire la strada per Milano.
Tanto Mazzotta che Leoni sono stati, infatti, forti promotori del progetto di fusione. Adesso fioriscono, soprattutto a Milano le sigle e le posizioni anche personali. In gioco, però, rimane soprattutto il futuro di una fetta consistente del credito cooperativo italiano. Più che un modello di governance, un modello di banca.