
Manovre a 360 gradi su Alitalia. La compagnia di bandiera al centro delle cronache economiche e politiche del Bel Paese continua ad appassionare tutti con le proprie vicissitudini. Pochi punti fermi e una montagna di parole accompagnano vere e proprie acrobazie del titolo in Borsa. Ieri la seduta a Piazza Affari si è chiusa con un rialzo del 32,35% e sul mercato è passato di mano il 5,1% del capitale pari a 71,5 milioni di azioni contro una media mensile di 12,4 milioni di pezzi. Persino Lamberto Cardia, numero uno della Consob, ha richiamato (e non è certo la prima volta) i politici al rispetto delle leggi del mercato invitandoli esplicitamente a parlare a contrattazioni finite. La novità era il bersaglio: Silvio Berlusconi che, parlando di una nuova cordata italiana, ha ostacolato le trattative per la cessione ad Air France, ma anche fatto una pessima figura in tempo di elezioni attribuendo a Intesa Sanpaolo un ruolo (e una esposizione mediatica) che questa non vuole avere.
Sarà una coincidenza ma Jean Cyril Spinetta, numero uno della compagnia franco-olandese, all’incontro di ieri con sindacati si è mostrato più conciliante e ha abbandonato la politica del prendere o lasciare. Ricapitalizzazione da un miliardo di euro e una limitazione degli esuberi a 2.100 con la promessa che per queste persone sia trovata una soluzione appropriata hanno accompagnato l’avvio di una vera trattativa con i rappresentanti dei dipendenti.
Nel frattempo un articolo sul Giornale di oggi fa due calcoli e giunge con certezza a una conclusione che sembra tagliare con l’accetta il polverone dei giorni passati. Numeri alla mano difficilmente Alitalia avrà risorse per superare il mese di aprile e quindi la scelta francese è a questo punto quasi obbligata.
Il quotidiano milanese calcola che una erosione di liquidità da 85 milioni di euro al mese: se si considera che le disponibilità di cassa e i crediti di breve ammontavano a gennaio a 282 milioni di euro si arriva a una deadline di metà maggio. Limite che poi va avvicinato per via della scadenza dei cosiddetti Mengozzi bond, il cui risarcimento porterà via 50 milioni. Così si arriva ad aprile, e con fatica se si considera che il primo trimestre soffre usualmente di un calo delle attività tipico del settore aereo.
Qualcuno in questi giorni ha lanciato, però, anche ipotesi alternative. Il sito Dagospia, in particolare, ha ipotizzato un bluff del Cavaliere che punterebbe, oltre a guadagnare qualche punto politico sul caso Alitalia, a confondere le acque in vista di una manovra che incoraggi il commissariamento della compagnia di bandiera. L’ipotesi troverebbe un qualche puntello nelle parole dell’autorevole economista Tito Boeri che avrebbe già contemplato questa possibilità. Il sito d’informazione diretto da Roberto D’Agostino rinforza questo scenario mettendo in campo anche il nome di un commissario che potrebbe risultare gradito a entrambi gli schieramenti politici: Andrea Monorchio. Le controindicazioni di questa soluzione, che permetterebbe ad Alitalia di usufruire dei vantaggi della legge Marzano del 2004 già concessi a Volare, sarebbero tutte da cercarsi nei favoritismi che poi si dovrebbero dare alla compagnia della Magliana per non farla fallire e nell’inevitabile conseguenza di un salvataggio - ancora una volta - pagato dai contribuenti.