
Privato in crisi, cercasi Stato disperatamente. Può sembrare paradossale all’indomani della caduta del muro di Berlino e in un mondo sempre più votato al libero mercato, ma l’impressione che si trae dalle prese di posizione sui fondi sovrani da parte dei mercati è proprio questa. Ieri un convegno organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera e dalla Fondazione Enrico Mattei ha fornito diverse chiavi di riflessione sul ruolo sempre più importante di questi investitori nell’economia globale. Lo scorso dicembre, per esempio, la China Investment Corporation, fondo sovrano cinese con circa 200 miliardi di dollari in gestione , ha acquistato il 10% di Morgan Stanley (ieri era presente all’incontro milanese il responsabile per l’Italia della banca statunitense l’ex ministro dell’economia Domenico Siniscalco) per circa 5 miliardi di dollari. Di recente il fondo sovrano di Abu Dhabi ha acquisito il 5% circa di Citigroup per circa 7,5 miliardi di dollari e la stessa CIC cinese ha investito 3 mld usd nel celebre hedge fund Blackstone. Solo pochi giorni fa la compagnia petrolifera Total ha confermato l’ingresso graduale di un investitore pubblico cinese nel proprio capitale: secondo diversi osservatori si tratterebbe ancora della CIC.
Viste le cifre in gioco non stupisce dunque qualche sospetto sulle prossime mosse dei fondi sovrani. D’altra parte secondo diversi osservatori il problema maggiore di questi fondi è la trasparenza. E’ fondato per esempio il sospetto che, oltre al profitto, molti di questi soggetti cerchino un tornaconto politico. Paola Subacchi, responsabile del programma di economia internazionale della Chatham House di Londra, al riguardo ha evidenziato ieri che, se le scelte del fondo norvegese (noto per la sua trasparenza e per la rigida selezione dei suoi investimenti NdR) non spaventano, diverso è il caso di fondi controllati da governi meno liberali.
Una collisione tra le strategie dei fondi sovrani e gli interessi pubblici degli stati in cui essi investono non sarebbe, d’altra parte, una novità. La vendita della compagnia telefonica tailandese Shin al fondo statale di Singapore Temasek (100 mld usd in gestione) fu, per esempio, fra le cause del colpo di stato militare che portò i generali al potere in Tailandia. Quando la compagnia pubblica di Abu Dhabi Dubai World cercò di comprare i moli di New York i suoi investimenti furono bloccati. Oggi, però, alla luce della crisi economica globale, lo scenario sembra molto cambiato.
Il mercato, infatti, in un certo senso vince ancora una volta e, se da un alto la crisi finanziaria degli Stati Uniti ha portato molti colossi bancari a un passo dal fallimento e generato una crisi di liquidità su tutti i mercati, altri soggetti hanno invece in portafoglio notevoli capitali da investire. Per esempio, ha evidenziato ieri il presidente dell’Eni Roberto Poli, è logico che i fondi sovrani del Medio Oriente, in via di progressivo arricchimento con i prezzi del greggio alle stelle, e il CIC cinese, con in portafoglio cifre notevolissime di titoli di Stato USA a basso rendimento, cerchino nuove e profittevoli forme di investimento. Finora i fondi sovrani si sono limitati, nei casi più eclatanti di Citigroup e Morgan Stanley per esempio, a investire senza nemmeno richiedere una rappresentanza nel consiglio di amministrazione delle società nel cui capitale entravano. Un domani, però, le cose potrebbero cambiare e, in quel caso, probabilmente le scelte fatte dai governi centrali saranno valutate in maniera diversa.
ferer
11 apr 2008 - 20:07 - #1Vuoi guadagnare qualche euro? leggi l’articolo su:
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giorgio landini
12 apr 2008 - 10:58 - #2non capisco tutto questa negativita’ intorno ai “fondi sovrani” e poi , a tutt’oggi, nessuno che li rappresenta siede nei “salotti buoni” di queste societa’ in cui sono entrati.
Se ben ricordo un austero conservatore come Gianni Agnelli fece entrare nessal sua Fiat negli anni 70 /80 il “rivoluzionario” socio libico Mr: Ghedafi con quote ancora piu’ rilevanti e con libici nel cda. dopo 25 anni piu’ o meno sono stati rimborsati e le strategie Fiat si sono valse di questi provvidenziali finanziatori.
era paese piu’ democratico della Cina moderna la Libia di GHeddafi ? mah ai posteri l’ardua sentenza.
saluti . ( giorgio landini)